– Bocche cucite o quasi.
Parlano poco o nulla gli arrestati dell’inchiesta sugli appalti truccati.
I funzionari del Genio civile e gli imprenditori convocati oggi per la nuova tranche di interrogatori si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Solo Gianfranco Chiavarino, titolare dell’omonima azienda di Celleno, ha parlato. In circa quaranta minuti ha specificato alcuni aspetti riguardanti la sua attività di imprenditore al gip di Viterbo Franca Marinelli.
Il primo a presentarsi davanti al giudice, stamattina, è stato Luciano Cardoni. L’assessore di Graffignano, agli arresti domiciliari, ha reso un interrogatorio-lampo. Cardoni ha negato ogni addebito e mostrato al gip gli stessi documenti depositati al primo arresto. Atti che attestano che l’assessore non aveva alcuna delega ai lavori pubblici. Quindi non può essere coinvolto nella turbativa della gara per la costruzione di una palestra a Sipicciano, unico episodio contestatogli dai pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci. “Cardoni ha mostrato disappunto perché la sua posizione non è stata valutata – ha dichiarato il suo legale Carmelo Ratano, che difende anche il funzionario del Genio Roberto Lanzi -. Gli arresti domiciliari a Cardoni sono senza fondamento”.
Silenzio assoluto, per gli altri arrestati. Né gli imprenditori Roberto Tomassetti e Luca Amedeo Girotti, né i funzionari del Genio che hanno dato il nome all’inchiesta hanno risposto alle domande del gip. Per l’impiegata all’ente di via Marconi, Gabriela Annesi, l’avvocato Samuele De Santis non ha presentato neppure istanze al gip. “Gli altri indagati dicono di non averla mai conosciuta – afferma il difensore -. E’ evidente che il carcere non è proporzionato alla sua posizione. Aspettiamo che la procura si muova nella direzione di una modifica della misura cautelare”.
Mercoledì saranno ascoltati gli altri tre ai domiciliari: gli imprenditori Marcello Rossi, Angelo Anselmi e Stefano Nicolai. Per i ricorsi al Riesame c’è ancora tempo. Qualche difensore aspetta la decisione del gip. Qualcun altro si è già mosso. Il termine scadrà, probabilmente, entro i dieci giorni successivi agli interrogatori di garanzia.






