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– Il tempo stringe per l’inchiesta “Genio e sregolatezza”.
L’indagine sul giro di presunti appalti truccati in provincia sembra avere i minuti contati.
Il 25 novembre scade la proroga chiesta dai magistrati per continuare a indagare sull’appaltopoli viterbese. I pm titolari del fascicolo, Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, non ne chiederanno un’altra. Dopo due anni di indagini, per gli inquirenti di via Falcone e Borsellino l’inchiesta termina qui. I prossimi nove giorni saranno la stretta finale.
La procura farà il punto sul materiale raccolto e deciderà se, quante e quali posizioni archiviare, delle 63 persone finite sotto inchiesta. Agli altri, arriverà l’avviso di conclusione delle indagini, atto che, in genere, prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
Dopo il blitz del 23 ottobre, che portò all’arresto di 12 persone tra amministratori, imprenditori e funzionari del Genio civile, la forestale ha continuato a lavorare. Altra carta si è aggiunta a quella già sulla scrivania dei pm viterbesi.
Il numero degli indagati, però, è rimasto quello: 63. Nessun nuovo indagato, anche se i forestali non sono certo rimasti fermi: hanno continuato a setacciare gli enti pubblici. Soprattutto i comuni e soprattutto i 16 che hanno indetto le gare incriminate. Sono 26 in tutto, tra appalti per la raccolta differenziata, lavori di manutenzione stradale e ristrutturazione di palazzi e centri storici, presumibilmente spartiti tra gli imprenditori, con più di una tangente intascata, per l’accusa, dai due funzionari del Genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi.
Entrambi sono usciti dal carcere, insieme agli altri dieci arrestati. Qualcuno è tornato al suo posto, come il sindaco di Graffignano Adriano Santori, che ha ritirato le sue dimissioni ed è di nuovo alla guida dell’amministrazione.
Fu il tribunale del Riesame a rimettere tutti in libertà, azzerando l’ordinanza del gip per un vizio formale. L’impianto accusatorio, però, resta. La liberazione, per gli inquirenti, è solo un incidente di percorso. Di quelle pesanti accuse di corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio, gli indagati dovranno presto rispondere. Ognuno limitatamente ai singoli fatti contestati.



