(s.m.) – Appalti truccati, nuovi interrogatori in vista.
Sempre più loquaci gli indagati di Genio e sregolatezza.
Dopo la prima ondata di interrogatori di garanzia di sabato, qualcuno degli arrestati dell’inchiesta sugli appalti truccati è intenzionato a parlare ancora. Proprio per questo, tramite gli avvocati, ha fatto depositare sulla scrivania dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci delle richieste di interrogatorio da svolgersi a strettissimo giro. Già in settimana, tra tre o quattro giorni.
Tra gli indagati in questione ci sarebbe Daniela Chiavarino. La posizione dell’imprenditrice di Celleno è tra le più delicate nella vicenda dell’appaltopoli nostrana. I magistrati la ritengono assimilabile alla figura del collega Roberto Tomassetti.
Sull’imprenditrice pendono le ipotesi di reato di corruzione e turbativa d’asta, relative a dieci appalti diversi. Da quello dei lavori alla zona industriale di Vignanello alla manutenzione stradale a Farnese, Soriano, Viterbo, Grotte Santo Stefano, Guardea e Alviano (Terni), fino alla rete fognaria al Poggino e al tracciato della via Francigena.
I pm le riconoscono una “posizione di preminenza rispetto agli altri imprenditori”. Nella nuova ordinanza del gip, con cui è scattato il secondo arresto per i dodici di appaltopoli più il tredicesimo imprenditore Bilancini, si legge della “facilità” con la quale Tomassetti e la Chiavarino “portano a compimento singole turbative”, delle “competenze maturate nel settore” e della “sistematica propensione all’illecito”.
A differenza di Tomassetti, ascoltato ieri da gip e pm, la Chiavarino ha parlato, sabato pomeriggio, e per più di due ore. Gli avvocati si limitano a dire che “ha chiarito la sua posizione rispetto ad alcune contestazioni”. Ma evidentemente l’imprenditrice è intenzionata a collaborare, come già sta facendo l’altro imprenditore Angelo Anselmi, le cui dichiarazioni sono state decisive fotografare il meccanismo di spartizione degli appalti scoperto dalla procura.
Proprio Anselmi la addita come vertice, insieme al padre e allo zio, di una delle cordate che controllavano gli appalti. E’ probabile che su questo e altro, l’imprenditrice abbia ancora molto da dire. Con lei, forse, anche qualche altro indagato, disposto a farsi interrogare a giorni dai pubblici ministeri.


