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Attacco alla scienza? Inesistente

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Antonio Capaldi

– Dopo la sentenza del tribunale dell’Aquila che condanna a sei anni i componenti della commissione Grandi rischi, i commenti, anche autorevoli, sembrano orientarsi criticamente verso l’operato della magistratura colpevole di aver “giudicato la scienza”.

Pur sembrandomi azzardato disquisire su una sentenza di cui ancora non si conoscono le motivazioni, appare del tutto chiaro che l’accusa rivolta ai membri della commissione “non è quella di muovere agli imputati un giudizio di rimprovero per non aver previsto la scossa distruttiva del 6 aprile 2009 o per non aver lanciato allarmi di forti scosse imminenti o per non aver ordinato l’evacuazione della città… La scienza non dispone, attualmente, di conoscenze e strumenti per la previsione deterministica dei terremoti”, così scrive il pubblico ministero nella memoria depositata nel luglio 2010 e quindi pubblica, per chi volesse informarsi seriamente sull’attività processuale. Il giudice non ha condannato gli scienziati per non aver previsto il terremoto ma per le informazione date alle popolazioni ed alle istituzioni.

È altresì notorio che l’allora capo della protezione civile abbia voluto dare con la riunione della commissione Grandi rischi, che per la prima volta si riuniva fuori Roma, un segnale di tranquillizzazione alla popolazione (intercettazioni agli atti del processo) e che, in effetti, produsse anche la revoca di provvedimenti precauzionali come quello della chiusura delle scuole.

C’è anche la strana storia del verbale della commissione redatto successivamente all’evento sismico che, certo, non depone favorevolmente sulla trasparenza, funzionamento e serietà della stessa.

L’impossibilità di prevedere terremoti ha come logica conseguenza che non è possibile escludere che essi avvengano e certamente vi fu nella convocazione e nella riunione della commissione che si riunì il 31 marzo all’Aquila e nei successivi comunicati, un appiattimento sui desiderata dell’allora potentissimo capo della protezione civile impegnato in un singolare scontro con un tecnico locale che teorizzava l’approssimarsi di una forte scossa sismica.

Invece di interrogarsi sull’opportunità o meno di aver unificato le due sezioni della commissione Grandi rischi che ai tempi di Zamberletti ne prevedeva due: una scientifica e una sui rischi e sulle evacuazioni, di raccordo con le autorità locali e quindi sul funzionamento del sistema, si accalorano su un giudizio della scienza che non c’è stato.

Saranno i successivi gradi di giudizio a confermare o meno le responsabilità penali dei singoli componenti la commissione ma per favore evitiamo di discutere su un presunto attacco alla libertà scientifica che nel caso specifico è del tutto inesistente.

Antonio Capaldi


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