– La difesa dell’architetto Armando Balducci passa al contrattacco.
Il dirigente del comune di Roma, già city manager a Viterbo, è indagato nella nuova tranche dell’inchiesta sugli appalti truccati. Corruzione l’ipotesi di reato, in concorso con l’imprenditore Amedeo Orsolini. Formalmente, però, nessuno dei due sa nulla.
Del “presunto procedimento a suo carico” Balducci ha avuto notizia dai giornali locali. Lo scrivono in una nota i suoi avvocati Marco Russo e Cosimo Alfonso Mastromarino, che specificano le mansioni del loro assistito.
“L’architetto Armando Balducci – si legge nella nota – ha cessato le sue funzioni di direttore generale del comune di Viterbo nel febbraio del 2008 e ha svolto la libera professione di architetto fino al successivo giugno del 2009, data in cui ha ricoperto l’incarico di dirigente della Finanza di progetto presso il XII dipartimento dei Lavori pubblici del Comune di Roma, nonché quello di direttore dell’area Opere infrastrutturali, a partire dal successivo ottobre 2009, incarichi che riveste tutt’oggi”.
I pm di Viterbo ipotizzano che Balducci abbia procacciato almeno un appalto succulento a una cordata di imprenditori viterbesi (consorzio Lazio Nord), dietro il pagamento di una tangente. Accusa che i legali respingono doppiamente. Primo: perché “l’architetto Balducci non si è mai occupato di appalti o gare pubbliche che vedessero controinteressenze del consorzio Lazio Nord, ovvero di imprenditori viterbesi”. Secondo: perché “la gara milionaria cui ci si riferisce non attiene al settore di competenza dell’architetto Balducci bensì di altra area”.
I rapporti con Orsolini sono “di natura privatistica” e “collaborazione professionale, al di sopra di ogni sospetto” e “sempre e soltanto nel rigoroso rispetto della legge”. Stesso discorso per gli eventuali rapporti con imprenditori locali al tempo in cui Balducci lavorava a Viterbo: “Se rapporti ci sono mai stati – continuano i legali – rientrano nell’alveo di una normale e consentita collaborazione professionale”.
“Si tratta a ben vedere di un fascicolo che, ove esistente, è tutt’altro che completo – continua la missiva dei difensori – e sul quale la procura della Repubblica di Viterbo starebbe indagando, nell’ambito delle vicende che hanno portato all’adozione delle recenti ordinanze cautelari, successivamente annullate dal Tribunale della Libertà di Roma e relativamente alle quali l’architetto Balducci non è mai stato indagato, né risulta in alcun modo coinvolto”.
“Nessuna analogia può ritenersi sussistente tra questa vicenda, ancora tutta da accertare, e i tanti episodi di corruttela e malaffare balzati agli onori delle cronache nazionali in questi anni – concludono Russo e Mastromarino -. L’architetto Balducci da par suo, sia nell’esercizio degli incarichi pubblici ricoperti che nella libera professione, ha sempre tenuto un comportamento improntato a trasparenza e lealtà ed è certo di poter dimostrare, se del caso, la propria completa estraneità a qualsiasi addebito che gli venga mosso nelle opportune sedi giudiziarie”.


