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“Case dell’amore”, tre assolti e un rinviato a giudizio

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Si è chiusa con tre assoluzioni, un patteggiamento e un rinvio a giudizio l’ennesima inchiesta sulle “case dell’amore” a Viterbo.

Nel mirino, ancora una volta, gli appartamenti del centro storico: il Corso, via Mazzini, via delle Mole e alcuni in zona Murialdo, tutti oggetto di un’indagine aperta dalla procura di Viterbo tra il 2006 e il 2007.

Otto gli indagati. Alcuni hanno patteggiato anni fa. Altri sono usciti dalla vicenda ieri mattina.

Il gup Franca Marinelli ne ha assolti tre: uno titolare della società proprietaria di un giornale di annunci, gli altri due sospettati di aver affittato alloggi a prostitute, permettendone la trasformazione in case chiuse.

Il pm Paola Conti ha chiesto l’assoluzione per il primo, accusato di aver pubblicato annunci con esplicite offerte di sesso a pagamento. “In realtà – ha spiegato in aula il suo avvocato Giovanni Bartoletti – non si parlava affatto di prezzi, in quelle inserzioni. La Cassazione è chiara: l’annuncio erotico in cui non è indicato il costo della prestazione sessuale resta fine a sé stesso. Non dimostra attività di prostituzione”.

L’uomo è stato assolto, così come i due locatari, per i quali, però, il pm Paola Conti aveva chiesto un anno e mezzo di reclusione. Il gup ha evidentemente ritenuto convincenti i racconti dei tre testimoni citati dal loro legale Giuliano Migliorati: la moglie di un carabiniere, uno dei vecchi indagati e un viterbese che abitava vicino a una delle cosiddette “case dell’amore”.

Patteggiamento a un anno per il proprietario di un altro appartamento.

Solo uno è stato rinviato a giudizio: un 47enne colombiano che ha da tempo lasciato l’Italia, accusato di favoreggiamento della prostituzione. Gli si contesta di aver fatto, più che altro, da tassista alle ragazze, andandole a prendere all’aeroporto e portandole a destinazione, negli alloggi. Per lui, il processo inizierà il primo marzo.


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