– Il Salotto delle 6 mette da parte la sua indagine sul lato oscuro del Belpaese per lasciarsi avvolgere, usando le parole di Bottone, dalla cronaca di queste ore e lo fa con Furio Colombo, ospite della rassegna lo scorso 23 novembre.
L’incontro si apre con una domanda sugli anni de “L’Unità”, quando Colombo ne assunse la direzione dal 2001 al 2005.
“Un buon giornale non deve mai soddisfare le committenze, il nostro era un rapporto diretto coi cittadini, non era il partito che si stava rapportando con loro. Certo, non è quello che si vuole da un giornale politico – continua Colombo – ma io e Padellaro lo sapevamo. Il desiderio era di fare il miglior giornale possibile ogni giorno.
Il problema dell’immigrazione si faceva molto sentire, era necessario, ad esempio, saper smistare ed evidenziare le incompatibilità nei centri di accoglienza, diventati vere e proprie prigioni. Al partito questo discorso non piaceva, perché eravamo al governo”.
“Ti proporrei un adattamento: ‘il lato oscuro del centrosinistra’, le cose che mai nessuno ha capito in questi ultimi vent’anni dello schieramento progressista” gli chiede Bottone.
“Non ho una risposta precisa, perché è una tematica che oscilla tra la politica del Paese e la psicologia delle persone. Voci autorevoli del Pd ci dicevano di smetterla col conflitto di interesse, perché non interessava nessuno e allora non serviva. In realtà non era così. Pensiamo a quanti colleghi sono stati congelati nelle loro posizioni dal vendicativo Berlusconi, egemone anche quando non governava, perché era nelle banche, nell’informazione. Per quale motivo dovevamo abbassare i toni?
Il governo e il centrodestra – continua – mantenevano dei toni alti, molto alti. Ricordo nel 2008 la stupida festa con mortadella e champagne, fuori luogo, da ginnasiali, al Senato. Ricordo Gasparri, che non ha mai parlato senza insultare, come Brunetta e lo stesso Berlusconi, che si è vantato alle riunioni europee di aver sconfitto il comunismo in Italia. Il colpo di mano di Napolitano è stato emblematico, ha fatto cose che i partiti non sono riusciti a fare. I toni dovevano rimanere alti per la difesa del diritto e della costituzione. Come si fa l’opposizione altrove? È aggressiva, anche maleducata, se è necessario non lascia passare nulla. Invece noi abbiamo fatto passare la stupidità e la cattiveria della Lega: le classi distinte alle elementari, tra italiani ed extracomunitari, sono un concetto semplicemente crudele, che rende impossibile l’integrazione. Ma non glielo abbiamo detto. Delle cose pazzesche sono state accettate normalmente, come il voto di fiducia del Parlamento sul caso Ruby, come il reato di clandestinità, voluto a tavolino, per cui alcuni comandanti di pescherecci sono stati rinviati a giudizio per aver salvato quattro persone a bordo. Il reato è fare, non essere. Bisogna riflettere su questo e saper distinguere”.
Molti gli applausi del pubblico alle parole di Colombo, che continua: “Bersani ha fatto le cose con dignità, ma l’avrei voluto più forte, più netto, dato che il primo Marchionne non poteva essere accettato. Renzi è simpatico, giovane, vitale, ed è la parte cattolica, che non dovrebbe essere un male, ma è colui che ha impedito la cittadinanza onoraria di Firenze a Beppino Englaro, che ha osservato la legge per 17 anni e con la legge ha raggiunto il punto terminale già però definito 17 anni prima. Non si premia uno che si è messo contro la Cei”.
Bottone lo invita a parlare della sua candidatura al Pd nel 2007. “Lo feci per non lasciare solo Veltroni, anche se non avevo un programma alternativo. Dopo si presentarono tre persone. Mi ritirai per una questione burocratica dovuta ai termini di scadenza della presentazione delle firme originali”.
“Alle elezioni del 2006 tutti avemmo l’impressione che avvenne qualcosa di non chiaro durante le operazioni di spoglio. Un’impressione che a ricordare la vicenda resta. Fu anche la tua impressione?”.
“Non ho mai pensato all’imbroglio, credo sia stata una vittoria risicata.”
Non poteva mancare la domanda su Obama ad un esperto di cose americane come Colombo: il secondo Obama sarà in grado di riscattare il primo?
“Il primo Obama non fu così male. È stato il primo presidente Usa a non fare una guerra, per tanti motivi, ma non l’ha fatta. Ha il culto dell’uguaglianza, sta tentando il servizio sanitario nazionale per i suoi cittadini contro l’impero delle assicurazioni, che hanno speso 6 miliardi per impedire che rimanesse presidente.
Inoltre, ha tenuto conto, per realismo, con eleganza e intelligenza, di essere un presidente nero, pregiudizio che poteva scattare in ogni momento. È il migliore dopo Roosevelt per impegno sociale, fonda i suoi programmi sull’uguaglianza come valore, non forse come realtà, ma oggi è cosa rara”.
Si scivola verso la fine dell’intervista, l’argomento è Monti.
“Dobbiamo ricordarci che prima di Monti è venuto Berlusconi. Dubito rimarrà presidente”.
“Questo paese tornerà ad essere il Belpaese?”
“Perché no? Siamo animali creati con dentro la speranza, è la normalità sperare in bene. Ci sono le ragioni, il mondo non è strepitoso, altrove la situazione non è migliore: il Giappone va ogni due o tre anni alle elezioni anticipate, il Belgio è stato per quattro anni senza governo, quello di Cameron è un Paese fermo.
Dovremmo indagare invece la parte oscura dell’economia, nessuno studioso ci hai mai spiegato i perché di tante situazioni. Perché sopra qualunque potere c’è la finanza. Ne parleremo, se ci avrò capito qualcosa, al prossimo incontro”.
