– E’ morta per una piaga da decubito al tallone. Il figlio punta il dito contro la Asl.
Vittorina Nicodemi, invalida al cento per cento, aveva 84 anni e viveva a Bassano Romano. Muore il 7 agosto 2012 per sepsi, disidratazione e insufficienza renale. Un’infezione circoscritta in una comunissima piaga da decubito diventa letale.
“Mia madre è stata divorata dall’infezione – dichiara il figlio Giorgio Bernardi -. La sua ferita è stata evidentemente sottovalutata”.
Con quella piaga, la signora combatteva dall’inizio dell’anno. Il figlio, che abita a Roma e non poteva seguire la madre personalmente, si era affidato all’adi (assistenza domiciliare integrata) di Vetralla e al suo medico di base a Bassano. Ma subito iniziano i problemi. “L’infermiera si presentava saltuariamente. Medicava e se ne andava. Chiamavo il medico di base tutti i giorni per avere notizie. La risposta era sempre la stessa: Tutto bene“.
Il primo aprile, però, Bernardi deve correre a casa. “La stanza di mia madre emanava un tanfo tremendo, a causa della ferita. Ho chiamato la guardia medica: la piaga grondava infezione. Mi sono preoccupato. Ho telefonato di nuovo a infermiera e medico di base. Continuavano a ripetermi che i problemi di mia madre erano dovuti alla sua età e infermità. Mi è stato consigliato di farla ricoverare in una rsa. Per una piaga da decubito? E con quei tempi di attesa per l’accettazione? Assurdo”.
Il 12 maggio Bernardi presenta un esposto ai Nas di Viterbo. “Ho paura che mia madre possa morire di setticemia”, scrive. Non sa ancora che il suo timore è fondato.
L’infermiera inizia a recarsi più spesso a casa della madre. In compenso, il medico di base smette di visitarla. A totale insaputa del figlio, a suo dire. “Sono stato avvisato il 3 agosto, quando mia madre iniziava ad avere la febbre a 39. Ho chiamato io il medico. Si è limitato a dirmi che aveva ricusato la paziente. Da giugno si rifiutava di curarla senza che io lo sapessi. Ci vogliono seri motivi di incompatibilità per ricusare un paziente. A noi non è arrivata neppure la notifica di questa ricusazione. Mia madre è rimasta senza medico per più di un mese e mezzo. Come abbandonata”.
La febbre non scende. Per gli infermieri dell’adi è una solo un’influenza. Il 5 agosto la signora Nicodemi arriva in coma all’ospedale di Bracciano. Muore dopo due giorni di agonia.
Il figlio presenta un nuovo esposto ai Nas che, stavolta, allertano la procura di Viterbo. “Il pm Franco Pacifici ha aperto un fascicolo per omissione in atti d’ufficio – afferma Bernardi -. Ho presentato un esposto al commissario della Regione Lazio, che ha chiesto ai vertici della Asl di aprire un’indagine interna. Oltre ai due esposti ai Nas nei confronti dell’adi di Vetralla, ho denunciato il medico di base e la Asl che, intanto, proprio qualche giorno fa, non si è presentata all’incontro per la conciliazione obbligatoria. Saranno i magistrati a valutare eventuali responsabilità. Io, per ora, vado avanti con la causa civile”.
Stefania Moretti

