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La forza della democrazia nell’America di Obama

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Andrea Belli, Gianni Pittella, Carlo Galeotti e Corrado Maria Daclon

Francesco Ciprini, Gianni Pittella, Carlo Galeotti e Corrado Maria Daclon

Corrado Maria Daclon

Belli e Pittella

Belli e Pittella

Andrea Belli

Il sindaco Giulio Marini

Ettore Bacchelli, Tonino Delli Iaconi e il sindaco Giulio Marini

Francesco Ciprini con Carlo Galeotti

Belli, Pittella e Galeotti

– La forza della democrazia nell’America di Obama, ma anche la vecchia Europa nel primo appuntamento della nuova serie di Idee@informazione, approfondimenti culturali organizzati da Unindustria Viterbo, Scuola Edile e Tusciaweb, con ospiti il segretario generale della fondazione Italia-Usa Corrado Maria Daclon e dal versante europeo Gianni Pittella, vicepresidente vicario del parlamento europeo, intervistati dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti (fotogallery * video).

A introdurre la serata Andrea Belli della Scuola Edile e tra il pubblico diversi politici tra cui il sindaco di Viterbo Giulio Marini.

Partenza ovviamente dedicata alla rielezione di Obama. Vista da Bruxelles: “Ho vissuto in modo preoccupato le elezioni americane – spiega Gianni Pittella – si contrapponevano due diverse idee su politica estera, economia, diritti. Obama è quello che della lotta alle ineguaglianze ha fatto la sua bandiera, come nella battaglia per un sistema sanitario più equo”.

Il candidato repubblicano, invece, avrebbe rappresentato un salto nel vuoto. “Dopo che nel 2008 – ricorda Corrado Maria Daclon – Obama aveva vinto su McCain, un eroe di guerra, pensare che Romney ce l’avrebbe fatta era difficile. Già gli stessi repubblicani lo definivano un looser, un perdente. Obama è riuscito a recuperare nonostante le difficoltà”.

Non avrà comunque vita facile. “Si trova una parte del congresso sfavorevole, anche se la storia americana insegna che tutti i presidenti che hanno avuto maggioranze diverse, sono riusciti ad andare avanti”.

Del candidato sconfitto in Italia si ricorderà il giudizio negativo sull’economia del vecchio continente e in generale sull’Europa. Anche se pure Obama più che al vecchio continente sembra guardare altrove. “E’ normale – sostiene Pittella – come è vero che l’Europa non può solo guardare agli Stati Uniti. Non è più come trent’anni fa, ci sono Cina, India, Brasile, Argentina”.

Il mondo cambia e pure l’Europa dovrebbe cambiare. Alla Merkel piacendo. “Si è riempita la bocca – continua Pittella – della questione relativa al debito pubblico come primo problema, quando il punto vero è la disoccupazione o la mancanza di crescita e competitività.

Se il medico sbaglia diagnosi, anche la cura è errata. La terapia imposta dalla cancelliera tedesca rischia d’avere effetti disastrosi. Bisogna rilanciare gli eurobond. Si otterrebbero tremila miliardi di euro, garantiti da riserve aurifere e patrimoni dei paesi e non dai contribuenti tedeschi”. Eppure il concetto non passa.

Perché c’è un problema di fondo: nella stanza di comando europea non ci sono i bottoni. “C’è una debolezza democratica in Europa. Non comanda chi dovrebbe comandare: il parlamento. A decidere sono alcuni governi. Non è accettabile che chi viene eletto non decida e chi non lo è impone il pensiero unico.

Intanto sta sparendo un pilastro dell’Europa, la solidarietà. Sei paesi del nord Europa hanno detto no agli stanziamenti per il terremoto in Emilia e ai fondi per l’Erasmus”.

Un continente diviso. Lontano e non solo per distanza, dagli Usa. “Obama – interviene Daclon – seppure nelle difficoltà è eletto e decide, invece l’Europa si divide, non c’è politica estera o difesa comune. Se si va avanti così si rischia la scomparsa del sistema Europa”.

In collegamento da Bruxelles Lorenzo Robustelli direttore di Euronews.it ha ribadito come sia indispensabile un passo in avanti verso l’unione politica. “La Germania – spiega Pittella – vede prima di tutto le politiche di bilancio, ma a quelle ci si arriva. Prima dovrebbero venire l’unione politica, economico finanziaria e bancaria e su questo fronte la Merkel perde tempo”.

Un pacchetto di proposte sono all’esame, tra molte resistenze. “C’è una commissione che è debole. Spesso il parlamento sposa le tesi della commissione, ma non c’è intesa con il consiglio europeo e tutto si blocca. Barroso non riesce a imporsi come dovrebbe”.

La strada è lunga. Un anno fa arrivavano i tecnici al governo in Italia. Fuori dai nostri confini, qual è la considerazione verso Mario Monti? “Negli Stati Uniti – ricorda Daclon – c’è molta stima verso Monti, anche se è poco conosciuto. Tuttavia in ambiti quali il Fondo Monetario, è rispettato e fa onore al paese”.

In Europa invece non c’è storia. “Berlusconi – secondo Pittella – purtroppo ha fatto ironizzare su noi italiani. Era impresentabile, imbarazzante e non riusciva a incidere su nulla.

Monti è autorevole e conosce le diverse materie più degli altri. Tanto è vero che nel consiglio europeo da giugno la musica è cambiata. Le novità si vedono e si toccano con mano”.

Giuseppe Ferlicca


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