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Riceviamo e pubblichiamo – Basta con il solito tormentone del ”io ho vinto, lui ha perso”.
Le primarie sono state e lo saranno anche domenica, una bellissima dimostrazione di democrazia e libertà dove i cittadini vanno e votano chi gli pare, senza essere condizionati da padri e padroni che cercano di cogliere da tale manifestazione libera e gioiosa, eventuali rivincite che non hanno alcun valore reale e politico.
In campo c’erano cinque amici di partito onesti e preparati, ognuno con un progetto che può aver attirato in forme e numeri diversi, l’elettorato di centro sinistra che è andato a votare, pagando, per scegliere tra Renzi, Bersani, Vendola, Tabacci e Puppato. Il resto è fantasia, appropriazione indebita di volontà altrui. Sento parlare di Mazzola contro Palmini, di Antonelli contro Dinelli.
Non c’è nulla di più falso. Non c’è alcuna resa dei conti, tantomeno a cinque mesi dalle elezioni amministrative che hanno parlato chiaro e hanno presentato un partito unito, compatto, senza correnti e fazioni e la riprova sono le schiaccianti vittorie all’università agraria e al Comune. Il resto è poesia, è inquinamento delle prove, insabbiamento della realtà. Ho visto amici andare a votare liberamente, convinti delle proprie scelte e speranzosi di contribuire a un futuro migliore per lo schieramento a cui credono così tanto, ripeto, da pagare per votare.
Ora tutto il resto, dai commenti dei renziani, all’analisi dei bersaniani, non importa più di tanto ai 4 milioni di italiani che sono andati a votare il 25 novembre. Degli opportunisti, di coloro che sperano di scardinare deretani dalle poltrone, per sostituirli con deretani nuovi, frase non mia, ma bellissima e efficace, di coloro che sperano nel premio finale da parte del capo corrente, di coloro che si cambiano casacca a secondo della convenienza, il partito democratico non sa che farci.
La gente vuole andare a votare senza lacci e lacciuoli, vuole scegliere soprattutto liberamente e questo che in politica può sembrare scontato, in realtà non lo è più da qualche ventennio.
Chi ha le responsabilità di guidare un partito importante come il nostro, non cada nelle provocazioni, non si faccia ingolosire dalla voglia di pareggiare qualche conto in sospeso. La gente vuole e desidera un partito unito, che persegua una strada comune, che dia speranza di un futuro migliore. Non togliamogli anche questo, sarebbe un errore imperdonabile.
Anselmo Ranucci
Assessore del Comune di Tarquinia
