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“No ai docenti usati come bancomat”

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La protesta dei professori in piazza del Comune

La protesta dei professori in piazza del Comune

La protesta dei professori in piazza del Comune

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La protesta dei professori in piazza del Comune

La protesta dei professori in piazza del Comune

La protesta dei professori in piazza del Comune

La protesta dei professori in piazza del Comune

– Professori in piazza, sembra ricreazione, invece è una protesta.

In duecento nel pomeriggio si sono dati appuntamento per manifestare contro il governo Monti.

Per i provvedimenti presi e per quelli che non prende in favore della scuola. Solo uno striscione, un megafono del rappresentante Cgil Giuseppe Di Russo. Questi professori, su come si manifesta hanno molto da imparare dai loro studenti. Recupereranno a settembre. Adesso c’è altro a cui pensare.

Seppure l’incubo 24 ore sia stato scongiurato, il sistema scolastico italiano vive un momento non proprio da lode. In duecento sotto la prefettura si sono ritrovati insieme ai rappresentanti sindacali di categoria per bacchettare un esecutivo e un ministro che fanno errori da sottolineare con la penna rossa.

Stessa sottolineatura utilizzata da qualche professore che ha organizzato una singolare iniziativa di protesta: un banchetto improvvisato dove correggere i compiti in classe. Perché a proposito di ore, non ci sono solo quelle trascorse in aula. E loro non ci stanno a essere utilizzati come bancomat in favore delle casse statali. Frase presa in prestito dall’unico manifesto.

“La spending review e la legge di stabilità – si legge nel documento sottoscritto dalle diverse sigle sindacali – segnano una sostanziale continuità con le politiche aggressive del precedente governo, colpiscono il lavoro pubblico, riducono i salari e i diritti contrattuali”.

Senza contare la spada di Damocle dei licenziamenti che rischiano migliaia di precari. “Ci opponiamo – continua il documento – al tentativo di privatizzare la scuola italiana attraverso una riforma degli organi collegiali.

Dalla crisi si esce sopratutto investendo nella conoscenza, non con la distruzione del sistema pubblico e la riduzione dei diritti sindacali.

I diritti non si barattano, si difendono. Con questa manifestazione a Viterbo vogliamo mandare un segnale forte e chiaro al governo del disagio e del malessere che la scuola sta vivendo, per cambiare un’Italia sempre più ingiusta, cinica e meno solidale”.

Giuseppe Ferlicca


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