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Riceviamo e pubblichiamo – Viterbo e la movida notturna. Una rapporto complicato, difficile, pregno di tensioni e scelte pressanti. Dal 26 ottobre, infatti, a partire dalle 23, è fatto divieto di vendere o somministrare, agli esercenti operanti a qualsiasi titolo e consumare in luogo pubblico, al di fuori del locale e delle sue pertinenze, bevande alcoliche di qualsiasi natura e gradazione.
Tutto questo avviene nel cuore pulsante di Viterbo, proprio nel centro storico, laddove la movida stessa, fatta di turismo e gioventù, di famiglie e situazioni formali, prende vita, da piazza del Plebiscito al ponte del Paradosso.
Concordiamo sulla storica derivazione medievale di grande parte del cuore cittadino viterbese, ma ci chiediamo se sia strettamente necessario che leggi vigenti siano adeguate all’epoca stessa del quartiere San.Pellegrino. Reprimere forse è meglio che curare? A noi sembra di no; ci pare piuttosto il caso di prevenire nel tempo. Combattere gli effetti concreti dell’inciviltà, della delinquenza becera ed incontrollata, ci pare giusto, sacrosanto ed incredibilmente importante.
Senza alcuna ipocrisia, riteniamo esagerata e sinceramente pressante questa legge d’altra epoca, dal sapore proibizionista che poco insegna, nel tempo, alle generazioni.
Ci sembra scarseggi la pazienza di “chi”, dovrebbe spiegare, illustrare, educare, informare e responsabilizzare i propri cittadini, giovani in primis, in maniera costante ed adeguata, come previsto dai doveri e dalle competenze di un’amministrazione attenta e produttiva; un‘ordinanza simile, al contrario, genera un subliminale malcontento che spinge gli idioti a fare il contrario, i giusti a sentirsi sotto pressione e gli esercenti, le attività commerciali a “soffrire”.
Non staremo qui a dare lezioni di stile né di moralità, ne a spiegare gli effetti che tutto questo sta creando, francamente palesi; come al contrario, ovviamente e decisamente, non critichiamo a prescindere un provvedimento forte e reale, apprezzato dal nostro “stile”, contro una forma di inciviltà grave derivata dall’abuso di alcol e dalle sue conseguenze violente.
Vogliamo ritenere utili a questo fine altre strade capaci di arrivare ad ottenere un obiettivo duraturo, rendendolo sicuro e capillare, insito nella società viterbese, fatto di costruzione e prevenzione, di formazione soprattutto tra i giovani. Investire nel “capitale umano” non reprimerlo frettolosamente ed eccessivamente, riempiendo, improvvisamente i magnifici vicoli del centro storico di tutori dell’ordine, in un viavai di automezzi, tra pattuglie ed ambulanze.
La sicurezza dei viterbesi, abita numerosi luoghi, transita per tante vie che spesso esulano da quelle del centro, non ha limitazioni nel tempo e richiede interventi realmente utili che sviluppino la giusta durezza, efficacia e discrezione, di caso in caso, passando dalle droghe e la loro sempre più ampia diffusione tra i giovanissimi, alla delinquenza comune a quella “organizzata”, a chi, a prescindere da tutto, ha insito il gene dell’inciviltà e dell’idiozia sociale.
Per questo fieramente, siamo disposti, sin da domani, a fornire la nostra collaborazione, i nostri strumenti, le nostre forze per poter studiare qualcosa di utile, alternativo e costruttivo nel tempo a questa legge anni ’20, come, con la stessa fierezza, ricordiamo il nostro sostegno alle forze dell’ordine e al loro operato e rischio quotidiano nel garantire la sicurezza personale e comunitaria.
Come sempre, fieramente, dalla parte della gente.
Emanuele Ricucci
Segretario provinciale di Viterbo di Gioventù italiana
