– Otto tangenti in due anni. Alcune intascate individualmente. Altre spartite con la collega Gabriela Annesi o altri indagati.
Sono le “entrate extra” che la procura di Viterbo contesta a Roberto Lanzi, funzionario del Genio civile arrestato nell’inchiesta sull’appaltopoli viterbese.
L’impiegato all’ufficio regionale di via Marconi ne è considerato il personaggio chiave. La mente di un “sodalizio” che, secondo gli inquirenti, avrebbe controllato per anni l’assegnazione degli appalti in provincia. Bastava che gli imprenditori si accordassero tra loro, con gli amministratori e con i funzionari del Genio civile che, per le loro “dritte”, in qualche caso, avrebbero chiesto mazzette anche a quattro zeri.
Stando alle indagini, Lanzi, in particolare, si sarebbe messo in tasca più di 30mila euro. Quattro tangenti sono ancora da quantificare. Le altre quattro, invece, sono messe nero su bianco, nelle carte dell’inchiesta. 20mila euro per i lavori alla zona artigianale di Vignanello, soldi provenienti da una presunta tangente divisa a metà con la collega Annesi. Poi 7mila e 500 euro per un appalto ancora “in corso di identificazione”. 2-3mila euro per i lavori alla scuola Dante Alighieri di Marta. E infine 2mila e 500 da dividere con un altro indagato per l’appalto riguardante il campo sportivo di Vasanello.
Numeri che, comunque, per il suo avvocato Carmelo Ratano, non provano nulla. “Non c’è prova di dazioni – dice -. Nelle intercettazioni, semmai, si parla di promesse. Ma non è dimostrato che siano state mantenute. Ai pm bisogna dare atto di aver fatto un gran lavoro. La mole di atti è esorbitante. Ma va anche riconosciuto che, per molti versi, questa indagine è orba, parziale, piena di lacune. Non solo le cosiddette tangenti, ma anche alcuni presunti complici e perfino alcuni appalti sono da identificare. Intanto, ci sono cinquanta aziende sull’orlo del fallimento e una sessantina di persone date già per colpevoli, quando bisognerebbe aspettare il processo per tirare le somme”.
Per l’avvocato di Lanzi, l’inchiesta “vuole inutilmente cercare di nascondere le prove dell’innocenza di alcuni indagati che non c’entrano nulla”. Il riferimento dell’avvocato è, più che altro, a Luciano Cardoni. L’assessore all’Ambiente del Comune di Graffignano è agli arresti domiciliari. E’ sempre Ratano a difenderlo e sulla sua innocenza metterebbe la mano sul fuoco. “C’è un appalto in cui viene indicato come assessore ai Lavori pubblici di Graffignano – spiega il legale -. Non lo è mai stato. Non hai mai ricoperto quell’incarico. Lo abbiamo documentato con gli atti depositati al gip, ma evidentemente non è bastato”.
Sia per Lanzi che per Cardoni, il legale ha fatto ricorso al tribunale del Riesame. “Ci vogliono ore solo per leggere tutti i capi di imputazione – spiega -. Non vogliamo farci illusioni: i giudici hanno troppo poco tempo per leggere le carte. Vedremo come evolverà e, se sarà il caso, andremo fino in Cassazione. E’ troppo presto per dire chi ha ragione e chi ha torto. Solo il processo e il tempo potranno dirlo”.





