Riceviamo e pubblichiamo – Di fronte al progressivo impoverimento dell’organico nel sistema sanitario e alle conseguenze che ne scaturiscono, il Tribunale per i diritti del malato di Viterbo è consapevole che ogni operatore sanitario, in condizioni di superlavoro protratto troppo a lungo, offre all’utenza un tempo “sofferto” sia per l’impegno a mantenere alto il livello di professionalità, efficienza, vigilanza, sia per la qualità del tempo da restituire alla propria famiglia,sistema complesso e fragile anch’esso. Essere malati in una sanità malata disorienta e impaurisce in particolare tutte le famiglie di soggetti deboli non più sostenute in maniera efficace da una rete di servizi che si sta sfilacciando (pensiamo alle famiglie dei sofferenti psichici, pensiamo al servizio psichiatrico di diagnosi e cura, pensiamo al servizio di neuropsichiatria infantile…)
Nel contatto quotidiano con l’utenza viterbese che protesta, che segnala disservizi, che denuncia episodi,talvolta gravi, di inadempienze il Tribunale per i diritti del malato si fa spesso portavoce delle condizioni preoccupanti nelle quali tutti gli operatori sanitari sono costretti a lavorare. Ci fa piacere constatare che il malcontento non si riferisce mai al personale infermieristico. Immaginiamo che questo possa essere fonte di orgoglio per una categoria di lavoratori che si trovano in prima linea a fronteggiare situazioni di emergenza e costretti a turni insostenibili.
Il Tribunale per i diritti del malato di Viterbo, testimone impotente del collasso del sistema sanitario, dice grazie a tutti coloro che ancora credono che far bene il proprio lavoro sia un valore da proteggere.
Anna Maria Calevi
coordinatrice del Tribunale per i diritti del malato
Sezione di Viterbo
