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Santo Della Volpe: “Noi siamo la parte vincente”

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Il salotto delle 6

– Un caso appassionante e una serata tra le più intense quella di venerdì 16 novembre, che “Il salotto delle 6” ha dedicato al caso Pio La Torre.

Ospiti Paolo Mondani, giornalista di “Report” e Armando Sorrentino, avvocato, autori del libro “Chi ha ucciso Pio La Torre?” edito da Castelvecchi, e Santo Della Volpe, giornalista del Tg3 e presidente della Fondazione Libera Informazione e direttore della testata online.

Dopo il suo ormai classico prologo, Pasquale Bottone ha lasciato la conduzione a Santo Della Volpe: la cronaca esatta del periodo in questione, attenta ai nessi e alle sfumature, una narrazione fluida, sempre ricca, con le giuste pause e i giusti sguardi, la professionalità, l’esperienza, l’umiltà di sapersi mettere a disposizione dell’argomento e del contesto.

Un libro aperto le parole di Della Volpe. Il giornalista colloca storicamente il personaggio La Torre, che nasce nella Sicilia del dopoguerra e va a Corleone dopo l’assassinio Rizzotto, prende in mano la Cgil e la rende una forza popolare che si scontra frontalmente con la banda Giuliano. La Torre conosce il percorso che lega la Sicilia, la mafia e la politica di certi Usa che hanno usato lo sbarco in Sicilia nel ’43, intuendo il trait d’union tra la criminalità organizzata e la politica neoatlantica. Il golpe Borghese il primo punto interrogativo.

Negli anni Settanta il quadro è un po’ diverso: il terrorismo si fa sentire soprattutto al Nord, mentre in Sicilia si passa dai capimafia palermitani ai corleonesi con le varie famiglie Riina, Provenzano, Bagarella. L’isola è una base di raffinazione dell’eroina proveniente dal Medio Oriente e Cosa Nostra ne ha in mano le chiavi.

Tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta si crea una situazione nuova: i magistrati come Costa e Terranova arrivano in Sicilia con l’obiettivo di attaccare la mafia, lo stesso La Torre al convegno regionale sull’agricoltura nel ’79 fa il suo j’accuse contro la distribuzione mirata di fondi con cui si finanzia la mafia, che attraverso la terra protegge i suoi latitanti, raffina l’eroina, controlla il territorio. E Mattarella, allora presidente della Regione, conferma: panico in sala, la notizia arriva in breve alla cupola di Cosa Nostra. Si parla più di questo episodio che delle cause nei Palazzi di giustizia.

La mafia allora alza il tiro. Mattarella viene assassinato il 6 gennaio 1980, segue Terranova e Reina.

La Torre rientra in Sicilia nel 1981 dopo essere stato a Roma, ritiene che il problema sia un’emergenza democratica nazionale. Lancia il suo appello, ma rimane inascoltato. Accusa i magistrati di condurre indagini separate che non vogliono prendere volutamente in considerazione quella trasversalità che lega la mafia a una certa politica, quella stessa politica che dà ossigeno ai corleonesi, inventati quasi a tavolino. La trattativa c’è sempre stata, la mafia è una parte dello Stato.

Mondani e Sorrentino insistono poi sull’importanza della confisca dei beni, idea portata avanti da La Torre, nata dopo la mobilitazione di Comiso. Sicuramente lo Stato capisce che c’è un pericolo, e reagisce. Gli anni ’92-’93 sono anni in cui la trattativa è il grande risultato di Riina contro i magistrati, contro La Torre, contro il 41 bis, contro il provvedimento sui pentiti indebolito.

Ancora, per Mondani le stesse recenti elezioni siciliane sono una trattativa laddove la mafia, che aspetta e nel frattempo sta scegliendo i suoi referenti politici, sembra dire allo Stato: “veniteci a dire cosa intendete fare”.

Si torna a La Torre, Sorrentino si sofferma sulla sua figura politica, che nella vulgata appartiene alla destra del Pci ma in Sicilia è un berlingueriano che intuisce la convergenza del molteplice: il ruolo di Sindona, Gladio, gli equilibri di un certo consociativismo che devono essere rotti – in Sicilia il compromesso è con la peggiore parte della Dc. Inoltre sono rilevanti i suoi rapporti con Carlo Alberto dalla Chiesa.

La Torre è ormai l’anello di congiunzione che va eliminato, mette il naso persino negli affari interni del suo partito, le cooperative rosse partecipano alla spartizione di un certo denaro. E muore.

La trattativa poi sembra cambiare, per Sorrentino negli anni Novanta diviene per lo più militare, per evitare carneficine, non è più essenzialmente politica. Oggi, continua Mondani, anche il ddl anticorruzione, il 416 ter, la mancata introduzione del falso in bilancio, lo sconto ai concussori è trattativa.

“Un incontro importante, che forse chiarisce un dato passato per illuminare il nostro presente, che vuole mandare, alla fine, un messaggio positivo: quella intuizione di La Torre della confisca dei beni ai latitanti è stato un grande passo avanti – afferma Della Volpe -. Oggi mangiamo la pasta di Libera, produciamo coltivando e prendendoci cura della terra un tempo maltrattata e offesa dai mafiosi. Siamo noi, indubbiamente, in questo scontro, la parte vincente”.


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