– Per uno è “una sfida per il Viterbese e il primo passo verso la vera rottamazione politica”. Per l’altro, invece, è “la nascita di una provincia senza senso che rende il Lazio una regione di burini e cociari”.
A contrapporsi non sono politici di due partiti diversi, ma due anime del Pd.
Da una parte il moderato Giuseppe Fioroni che cerca di vedere i lati positivi dell’accorpamento tra Viterbo e Rieti e dall’altra il fautore del borghese illuminato Ugo Sposetti che di positivo ci vede ben poco.
Mercoledì il consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto taglia province. Viterbo si unirà a Rieti.
Il leader dei democratici del Pd non vede effetti negativi, anzi. “Il riordino delle province è l’inizio di un percorso che porterà alla soppressione di migliaia di enti inutili – sostiene l’ex ministro -. La scelta è dolorosa, ma ridurrà certi costi della politica che non possiamo più permetterci“.
Un vero segno di innovazione. “La vera rottamazione in politica – dice – è quando i politici sono liberi e hanno una loro professione.
Molti degli enti inutili, infatti, sono legati alla necessità di garantire la sopravvivenza a coloro che gli elettori non votano più”.
Per Fioroni l’accorpamento tra Rieti e Viterbo può rappresentare una sfida per la politica viterbese e un processo di riequilibrio alla Regione Lazio. “Dobbiamo realizzare un progetto di crescita e sviluppo – continua -. Ora ci troveremo a essere la terra di mezzo tra i due mari, l’Adriatico e il Tirreno. A breve saremo il punto di congiunzione tra il porto di Civitavecchia e quello di Ancona e inoltre sarà rivalutato il progetto del centro merci di Orte. Dobbiamo iniziare a lavorare da questa nostra provincia più grande e potente”.
Fioroni è consapevole delle difficoltà. “Siamo portati alla conservazione. In questo caso, però, conservare significa mantenere duemila miliardi di debito che impedisce di dare un futuro ai nostri figli. Non ce lo possiamo più permettere. Certe decisioni possono sembrare complicate, ma vanno prese. Dopo le province, si deve passare alla soppressione degli enti inutili e si devono associare i piccoli comuni per migliorare la qualità dei servizi e allo stesso tempo spendere di meno”.
Nell’ottica del risparmio ci sono altri provvedimenti da adottare. “Un altro passo in questa direzione è arrivare a un sistema monocamerale e poi a uniformare gli stipendi dei parlamentari alla media europea. Gli italiani non devono più pensare che esistono politici che vivono di politica e che bisogna parcheggiarli da un posto all’altro. Chi non è eletto deve tornare a fare il suo lavoro. Sarà questa la vera rivoluzione“.
Un’esperienza che lo riguarda in prima persona. “Mi sono candidato più volte – spiega – ma ho sempre vissuto le campagne con grande serenità senza la preoccupazione di essere eletto o meno. Tutte le volte sono sempre tornato a fare il lavoro di prima”.
Un motivo che ultimamente lo ha visto discutere con altri esponenti del Pd. Uno su tutti. “Renzi si preoccupa sempre di cosa farò e di cosa fanno gli altri – conclude -. Credo che la garanzia che deve dare un candidato premier è quella che se perde o se finisce il mandato, gli elettori non si dovranno preoccupare di trovargli un lavoro. E questo perché ce l’ha già e una volta conclusa l’esperienza politica potrà riprenderlo”.
Non la pensa allo stesso modo sull’accorpamento il tesoriere del Ds, Ugo Sposetti, per il quale l’unione tra Rieti e Viterbo è senza senso.
“Il problema vero – afferma Sposetti – è che questa è una regione inventata. Non ha una forte identità e ogni provincia ha un rapporto complicato con Roma.
Se guardiamo il territorio, lo stato pontificio non coincideva con la Capitale – inizia a dire improvvisandosi storico – era il patrimonio di San Pietro in Tuscia che partiva da Civitavecchia e arrivava a Orvieto, ovvero una striscia cuscinetto con il gran ducato di Toscana. Per quanto riguarda il sud del Lazio, a parte Latina nata soltanto nei primi decenni del ‘900, per il resto, Frosinone è più verso la Campania, mentre il Reatino, specie a livello elettorale, è sempre stato con l’Umbria”.
L’accorpamento è, quindi, ingestibile. “Ho riflettuto un po’ in questi mesi e credo che la nuova realtà non abbia senso. Non ha senso una provincia che va da Montalto al Termiillo. Dopo Roma, la regione è fatta di quattro ciociari e quattro burini, dobbiamo davvero riflettere sulla natura della nostra regione il cui potere su Roma sarà zero”.
Un provvedimento folle, dunque? “No – esclama -, la follia appartiene a una categoria diversa dalla politica. E’ un provvedimento di attuazione a una norma che punta al risparmio per recuperare il rapporto coi cittadini. Anche se il problema è un altro e cioè che non si possono tenere due istituzioni con poteri limitati”.
Una per Sposetti la strada da percorrere. “Meglio allora dare più competenze ai comuni, che sono vicini ai cittadini, e rafforzare al tempo stesso il rapporto tra regione e governo che è comunque necessario. Sono per questa soluzione”.
Il paese ha altri problemi quindi e per il tesoriere un’azione più incisiva dei parlamentari della Tuscia in questo ambito non era necessaria. “Non esiste – conclude -. Non è fra le priorità e lo dimostra che non c’è stato alcun movimento popolare. Oggi dobbiamo salvare il paese e l’euro, dobbiamo respingere l’attacco della speculazione al debito pubblico e riaprire i cantieri. Sono queste le necessità insieme all’individuazione di una soluzione migliore per questo territorio”.
Paola Pierdomenico

