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– Ha 33 anni ed è il candidato più giovane alle primarie Pd, ma è distante dalle logiche renziane. Per Alessandro Dinelli l’età: “Non è un dato essenziale”.
Concorre per un posto in lista in regione, dove oggi c’è Giuseppe Parroncini, che in lui vede un buon sostituto, ma non sarà una passeggiata ottenere la candidatura.
Sono in quattro, il più temibile avversario è Enrico Panunzi. L’intesa Fioroni – Sposetti (o Bersani) non è un mistero.
“Che ci possa essere la tentazione d’accendere qualche caminetto per spegnere il senso delle primarie – spiega Dinelli – è chiaro, ma io mi fido dei cittadini.
Le primarie vanno usate per spiegare cosa vogliamo fare, i nostri programmi. Su questo dovremmo raccogliere il consenso e la platea degli elettori a questo sono certo che guarderà”.
Più del richiamo di questo o quel componente Pd?
Nel frattempo Pierluigi Bianchi si è ritirato dalle primarie per il parlamento. A pensar male (col serio pericolo d’indovinarci), una scelta per favorire Alessandro Mazzoli (e Panunzi in regione), in virtù dell’intesa di cui sopra. Dinelli come la vede? “A Bianchi l’ho già detto di persona, mi spiace e non è un fatto positivo. La pluralità dei candidati è importante, ognuno con una sua storia. Senza il suo profilo le primarie s’impoveriscono”.
Primarie meno… popolari. “Ma gli elettori – continua Dinelli – hanno la possibilità di scegliere non basandosi soltanto su contatti da parte di componenti di partito”. Senza suggerimenti. Possibile, anche se la data non felicissima del 30 porterà alle urne più le persone motivate (da terzi) che non altre.
Dinelli preferisce concentrarsi su quello che c’è da fare. “Io ho già individuato tre battaglie – anticipa Dinelli – una per sostenere le imprese. Non è possibile che rischino il fallimento o falliscano perché la pubblica amministrazione non paga.
La regione è ottima esattrice, ma pessima pagatrice. Poi l’arsenico, dobbiamo garantire un bene primario come l’acqua e l’universalità dei diritti, che il centrodestra ha smantellato, a cominciare dai diritti della persona, primo fra tutti la sanità. Nella Tuscia siamo troppo chiusi nei nostri sessanta campanili, invece dovremmo essere più uniti.
La regione ha gli strumenti per aiutare il territorio, dal comparto turistico a quello economico. La crisi del distretto ceramico è grave, ma la regione è stata sostanzialmente latitante”.
Giuseppe Ferlicca

