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Acqua vietata in 54 comuni dal primo gennaio

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La casa dell'acqua in via Falcone e Borsellino

La casa dell'acqua in largo Mario di Lecce a Viterbo

– Acqua vietata in 54 comuni dal primo gennaio (il documento di Legambiente con i dati) nel Lazio.

Il 31 dicembre 2012 scadono tutte le deroghe ai parametri delle acque potabili stabiliti dalla legge e l’unica regione che non riuscirà a ripristinare i valori, in particolare per l’arsenico (e in misura minore per i floruri) entro la scadenza è il Lazio.

Era stata chiesta una terza deroga, che avrebbe esteso il tempo necessario a risolvere l’emergenza a 12 anni, ma Bruxelles non l’ha concessa.

Per questo con l’arrivo del 2013 i cittadini dei comuni coinvolti verranno applicate pesanti ordinanze che limiteranno l’uso dell’acqua potabile, come il divieto a berla, utilizzarla per lavarsi i denti o per l’industria alimentare.

Della lista fanno parte soprattutto municipi del viterbese e delle altre zone di origine vulcanica del Lazio.

Nell’elenco di Legambiente, per quanto riguarda il Viterbese, figurano, tra gli altri, i comuni di: Blera, Capranica, Caprarola, Civita Castellana, Montalto di Castro, Montefiascone, Tarquinia, Tuscania, Viterbo, Vetralla, Sutri, Ronciglione e Nepi.

La Regione Lazio aveva chiesto e ottenuto dalla comunità europea provvedimenti di deroga per il triennio 2010-2012 per una popolazione che, allo stato della richiesta, per l’arsenico interessava 788.312 abitanti in 86 comuni, di cui 54 della provincia di Viterbo (294.306 abitanti), 9 della provincia di Latina (283.642) e 23 della provincia di Roma (210.364).

“Le deroghe – spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – inizialmente previste solo come misura transitoria, sono diventate purtroppo un espediente per non fare i necessari interventi di potabilizzazione. Dopo dieci anni dall’entrata in vigore della legge e a due dalla bocciatura dell’Unione Europea, in diverse regioni il problema è stato risolto, l’unica inadempiente è il Lazio”.

L’associazione ambientalista chiede che “siano date subito informazioni alle persone e alle associazioni” e il varo di “un piano immediato per garantire almeno l’accesso ai cinque-sei litri di acqua al giorno per abitante che l’Istituto superiore di sanità fissa come limite adeguato di approvvigionamento”.


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