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– E’ andata avanti fino al primo pomeriggio l’udienza al Riesame per l’appaltopoli viterbese.
Sul destino di sette dei tredici arrestati del blitz “Genio e sregolatezza”, il tribunale della libertà si è riservato.
Il collegio dei giudici, che già una volta rimise tutti in libertà, ha dieci giorni di tempo per decidere. Ma ogni minuto è buono. L’ordinanza potrebbe arrivare anche in giornata.
Presenti in aula i pm titolari della maxi inchiesta sugli appalti truccati, Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci. Hanno parlato entrambi, producendo nuovi documenti (i verbali di interrogatorio degli arrestati) e difendendo con le unghie e con i denti la seconda ordinanza del gip Franca Marinelli.
La prima era stata annullata proprio dal Riesame, che rispedì tutti a casa perché il giudice aveva copiato e incollato le richieste dei pm. Quindi il nuovo arresto di massa e la nuova raffica di ricorsi al tribunale della libertà, discussi in mattinata.
Le difese hanno rispolverato i loro vecchi cavalli di battaglia: nessuna necessità di tenere in carcere gli arrestati perché mancano le esigenze cautelari. In più, la nuova ordinanza è un copia-incolla come la precedente. Quindi va annullata.
Oggi è toccata all’assessore di Graffignano Luciano Cardoni e agli imprenditori Luca Amedeo Girotti, Roberto Tomassetti, Fabrizio Giraldo, Giuliano Bilancini, Marcello Rossi e Angelo Anselmi. Gli ultimi due, agli arresti domiciliari, sono stati rimessi in libertà dal gip. Ma la procura ha impugnato la decisione.
Venerdì tocca al secondo gruppo di arrestati: i funzionari del Genio civile che danno il nome all’inchiesta, Roberto Lanzi e Gabriela Annesi, il sindaco di Graffignano Adriano Santori e gli imprenditori di Celleno padre e figlia Daniela e Gianfranco Chiavarino.



