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– Appalti truccati, secondo round.
Riprende stamattina la sfilata degli arrestati di appaltopoli al tribunale del Riesame.
Oggi tocca ai funzionari del Genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi, al sindaco di Graffignano Adriano Santori e agli imprenditori di Celleno padre e figlia Daniela e Gianfranco Chiavarino. Dopo il no del Riesame alla scarcerazione per gli altri sette arrestati, saranno i legali di Lanzi & Co., dalle 9, a discutere i loro ricorsi.
L’udienza per gli altri sette era fissata a lunedì, ma la doccia fredda è arrivata ieri: nessuna scarcerazione. Neanche per l’unico il cui ricorso è stato accolto, l’imprenditore Giuliano Bilancini. Il tribunale della libertà ha disposto i domiciliari, che sono già uno sconto rispetto al punto di partenza: Bilancini, all’inizio, era a Mammagialla e il suo ricorso impugnava l’ordinanza di custodia cautelare in carcere del tribunale di Viterbo. Ma una settimana dopo l’arresto, il gip gli ha concesso i domiciliari. Il Riesame, in pratica, ha solo ribadito il concetto. Senza cambiare le carte in tavola né per lui, né per gli altri comparsi lunedì davanti ai giudici romani.
Un responso che non lascia molte speranze a Lanzi & co. Se il Riesame ha respinto i ricorsi del primo gruppo, è improbabile che accolga quelli del secondo. Non foss’altro perché, tra gli arrestati che discuteranno oggi al tribunale della libertà, ci sono i “pezzi da 90” dell’inchiesta sugli appalti truccati. Primi tra tutti, Roberto Lanzi e Gabriela Annesi, gli impiegati del Genio civile da cui prende il nome l’indagine.
Per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci era Lanzi il gestore e factotum del sistema di spartizione delle gare. Un irrinunciabile punto di riferimento per gli imprenditori, che proprio a lui avrebbero versato qualche profumata tangente, anche se la difesa ribatte che non c’è prova di passaggi di denaro.
Poi ci sono i Chiavarino. Entrambi ai domiciliari per la loro collaborazione con i pm, ma pienamente inseriti nella sequela di presunte gare pilotate. Uno degli imprenditori arrestati, Angelo Anselmi, parlava di loro come una delle famiglie più quotate nell’aggiudicazione degli appalti in provincia. A capo, addirittura, di una specifica cordata.
E, infine, il sindaco di Graffignano. I magistrato non gli hanno mai perdonato il ritiro delle sue dimissioni da primo cittadino, appena uscito dal carcere. La mancata rinuncia del sindaco al suo incarico ha dato la stura ai pm di riattizzare il fuoco delle esigenze cautelari: soprattutto inquinamento delle prove e reiterazione del reato, che diventavano un rischio concreto, se Santori tornava a fare il sindaco.
Il colpo di ieri gli avvocati l’hanno incassato. La decisione del Riesame non è di buon auspicio. Forse per questo i legali non anticipano nulla sulle strategie da seguire. Puntano sull’effetto sorpresa, sperando che sia il Riesame a sorprenderli, con una pronuncia diversa rispetto alla prima. Sarà difficile, ma daranno battaglia.


