– Appalti truccati, respinti i ricorsi.
Il tribunale del Riesame di Roma ha rigettato tutte le richieste avanzate dai difensori degli arrestati di appaltopoli.
E’ andata male anche al secondo gruppo, comparso venerdì davanti al collegio per chiedere la scarcerazione o misure più leggere. La riserva è stata sciolta oggi.
Erano rimasti in cinque a dover discutere i ricorsi contro l’ordinanza di custodia cautelare del gip di Viterbo: i funzionari del Genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi – ritenuti importanti al punto da battezzare l’inchiesta “Genio e sregolatezza” – il sindaco di Graffignano Adriano Santori e gli imprenditori di Celleno, padre e figlia, Gianfranco e Daniela Chiavarino. Tutti arrestati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Viterbo su almeno 26 presunti appalti truccati.
Gli altri sette, finiti in manette per due volte insieme ai cinque, erano comparsi davanti al Riesame lunedì scorso e avevano visto bocciare le loro richieste. Tutti tranne l’imprenditore di Ischia di Castro Giuliano Bilancini, l’unico arrestato dalla forestale una sola volta. Solo l’imprenditore falisco Stefano Nicolai ha rinunciato a fare ricorso.
Stavolta il collegio romano ha ritenuto formalmente corretta l’ordinanza di custodia cautelare, annullata dopo il primo arresto per il copia e incolla delle richieste dei pm.
Gli arrestati, quindi, restano dove sono. In carcere Lanzi, Annesi, Santori, e gli imprenditori Luca Amedeo Girotti, Roberto Tomassetti e Fabrizio Giraldo. Ai domiciliari Bilancini, Gianfranco e Daniela Chiavarino. Liberi Marcello Rossi, Angelo Anselmi, Nicolai e Luciano Cardoni. Solo quest’ultimo con obbligo di firma.




