– Scatta subito la controffensiva delle difese di appaltopoli.
Dopo la doppia doccia fredda del rigetto dei ricorsi al Riesame, gli avvocati dell’inchiesta sugli appalti truccati tentano il tutto per tutto in Cassazione.
Qualcuno è ancora incerto sul da farsi. Altri, invece, hanno le idee più chiare e hanno già deciso di impugnare la pronuncia del Riesame davanti alla Suprema Corte. Tra questi, i difensori dei due funzionari del Genio civile ritenuti figure cardine del presunto sistema di spartizione degli appalti: Roberto Lanzi e Gabriela Annesi. Per loro, il ricorso è praticamente cosa fatta. Ma l’avvocato di Annesi farà di più.
“Già in giornata – annuncia – depositerò una nuova istanza di scarcerazione al gip. Quella vecchia era stata respinta perché ci eravamo avvalsi della facoltà di non rispondere. Non cederemo. Non parleremo solo per uscire dal carcere. Gli altri hanno detto di non conoscere Gabriela Annesi, ma questo non è bastato per alleggerire la sua posizione. Se vuole tenerla in cella, il gip dovrà prendersi la responsabilità di rigettare la mia istanza. La mia assistita è stremata, ma non può confessare cose che non ha fatto. Anche se questo significa passare le feste in gattabuia”.
Natale al fresco anche per il collega Lanzi, per il sindaco Adriano Santori e per gli imprenditori Luca Amedeo Girotti, Fabrizio Giraldo e Roberto Tomassetti. Lanzi e Santori sono già pronti per la Cassazione. Tomassetti un po’ meno. Il suo avvocato Roberto Massatani ci sta ancora pensando, e non esclude la possibilità di rispondere all’ultima chiamata dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, che si sono detti disponibili a colloqui prenatalizi.
L’eventuale interrogatorio di Tomassetti farebbe tremare i polsi a tutti gli altri dodici arrestati: l’imprenditore viterbese è coinvolto in dieci delle 26 turbative d’asta ipotizzate dai magistrati. Se parlasse, potrebbe avere molto da raccontare. Ma per ora, non è detto.
L’assessore Luciano Cardoni e gli imprenditori Marcello Rossi, Angelo Anselmi e Stefano Nicolai sono quelli che hanno meno da temere, perché liberi. Solo Cardoni ha l’obbligo di firma. Ai domiciliari restano Gianfranco e Daniela Chiavarino e Giuliano Bilancini, ancora in forse sul ricorso in Cassazione.
I prossimi giorni saranno decisivi per capire chi raccoglierà l’invito dei pm a collaborare e chi resterà al suo posto. I Chiavarino, padre e figlia, l’hanno già fatto, in due corposi e ravvicinati interrogatori che hanno fatto ottenere loro gli arresti domiciliari. Altra carne al fuoco potrebbe aggiungersi con Fabrizio Giraldo. Il suo difensore Roberto Delfino aveva annunciato, giorni fa, l’intenzione di richiedere un confronto coi pm. Ma fino alla vigilia ha ancora tempo per cambiare idea.
Gli altri valutano in silenzio la strada da percorrere.
Stefania Moretti



