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Contro la violenza, lezioni alle medie

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L'assessore Fattorini e il sottufficiale Giovanna Dominioni

L'assessore Fattorini e il sottufficiale Giovanna Dominioni

La lezione del sottufficiale Giovanna Dominioni

La lezione del sottufficiale Giovanna Dominioni

– Il tema della violenza entra nelle scuole medie di Viterbo e delle frazioni attraverso il progetto “Educare alla Legalità: conoscere, comprendere, per diventare più responsabili” patrocinato dal Comune – assessorato alla Pubblica istruzione – e organizzato dalla sezione locale dell’associazione “Donne per la sicurezza onlus”.

Sono delle vere e proprie lezioni di un’ora tenute dalla coordinatrice, per Viterbo e provincia, dell’associazione, il sottufficiale della polizia locale Giovanna Dominioni. L’esperienza è iniziata il 3 dicembre scorso alla scuola Tecchi e terminerà nel mese di marzo.

Coinvolti i ragazzi tra gli 11 e i 13 anni che frequentano dalla prima alla terza classe delle medie.

“La scelta di un tema così delicato e difficile da trattare – spiega Giovanna Dominioni -, così come la scelta di coinvolgere le scuole, e per giunta i ragazzi di quella fascia di età, è stata precedentemente concordata con il Comune, nella convinzione che la lotta alla violenza nelle relazioni familiari e affettive debba svilupparsi su più fronti e con risposte integrate tra li enti che operano nella comunità locale”.

I giovani studenti viterbesi stanno mostrando molto interesse verso l’argomento e le domande più frequenti riguardano il bullismo. “Mi chiedono spesso – aggiunge la Dominioni – come si annienta un bullo. Io consiglio loro di non rispondere mai alla violenza con altra violenza, piuttosto di denunciare subito le vessazioni ai genitori e agli insegnanti.

La classe, poi, deve essere compatta e dalla parte della vittima. Il bullo se vede una reazione così decisa e collettiva di solito si smonta e lascia perdere”. La Dominioni, che è anche istruttore di difesa personale antiaggressione della Federazione Italiana Krav Maga (il metodo di difesa dell’esercito israeliano), termina sempre le lezioni con la dimostrazione di alcune tecniche base di autodifesa. I ragazzi poi, che sono coadiuvati dai propri insegnanti, trasferiscono quanto appreso su elaborati e riflessioni che sviluppano in classe.

Entusiasta del progetto è l’assessore alla Pubblica istruzione Massimo Fattorini che ha avuto modo di assistere alle lezioni personalmente. “Questi corsi sono molto importanti – sottolinea l’assessore -, perché discutendo si prende più consapevolezza di ciò che è giusto e sbagliato, si toglie fuori la propria forza morale e la sicurezza. Anche questo è un modo di fare prevenzione, dando gli strumenti di difesa alle potenziali vittime.

Quando un ragazzo è preso di mira da un bullo inizia a mandare dei segnali precisi, si chiude in se stesso, non vuole più andare a scuola, si sente solo con un grande peso addosso, sempre più insicuro. Deve invece sapere che si può uscire da questa morsa, attraverso la denuncia, la comunicazione.

Ecco la fondamentale utilità di progetti come questo per i quali, in un prossimo futuro, ci avvarremo anche della collaborazione della polizia di Stato e della polizia postale”. Il coinvolgimento indiretto delle famiglie, quando si tratta di affrontare temi come la violenza sulle donne e sui minori, è strategico per l’assessore Maria Antonietta Russo sempre attiva in fatto di pari opportunità, “parlarne con i ragazzi a scuola – evidenzia – porta, di conseguenza, il dibattito nelle case. Più si allarga la base sociale del confronto, più il fenomeno si tiene sotto controllo”.

Convinto della bontà dell’iniziativa è anche il sindaco Giulio Marini: “Il bullismo dalle scuole si è trasferito sul web, sui cellulari e si sente ormai spesso parlare di cyberbullismo. Lo stalking, poi, è un’ossessione che viaggia di frequente via cavo invadendo la privacy e ogni luogo, fino a quello più sicuro, diventa una prigione.

La violenza oggi si impone anche attraverso i mezzi elettronici, assumendo fattezze spesso incontrollabili. A farne le spese sono soprattutto le donne e i minori, che hanno bisogno quindi di essere dotati degli strumenti giusti per la difesa e, a volte, la sopravvivenza stessa”.


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