– Faleria fino al 1837 si chiamava Stabbia, evoluzione del nome Stabla o Castrum Stabie, derivato dal latino stabulum, stazione, stalla posta lungo una strada. Faleria si riappropria così per pochi giorni delle sue origini. A partire proprio dal nome.
Nella suggestiva chiesa di SantAgostino, adiacente al Castello degli Anguillara, si alternano artisti e idee. È il significato stesso dello stabulum, luogo di incontro e scambio, a suggerire il senso di questo festival che nasce come opportunità di confronto di suoni, immagini, colori, sapori.
Ieri è stato il turno del cinema dautore con la proiezione del film Sulla fotografia di Antonello Sestili. Girato tra Roma, Bracciano e Faleria (allinterno del Castello degli Anguillara), è la luce che narra un fotografo.
Giovedì 27 è stata la volta di Graziano Graziani e i suoi Sonetti der Corvaccio, vero e proprio Spoon River dialettale, con laccompagnamento musicale di Simone Nebbia.
Un festival che nasce con l’intento di far incontrare espressioni diverse, attingendo tra le potenzialità creative degli artisti che vivono nel nostro territorio. Un momento di riappropriazione di un luogo a cui imperatori e contadini ma anche poeti e registi non hanno mai saputo sottrarsi.
Organizzato dal Comune di Faleria e dal Comprensorio della Via Amerina e delle Forre, e con la direzione artistica di Giovanni Di Cosimo, torna con la seconda edizione, con tanto di dibattiti con gli artisti, per approfondire e conoscere meglio le loro opere, e la degustazione dei prodotti tipici della Tuscia.
E poi stabula è plurale. Non una ma tante culture, non una ma tante idee. Da condividere con tutti. Il prossimo appuntamento è per l’anno nuovo, mercoledì 2 gennaio, con il trio Lanciaspezzata (Oretta Orengo, Teresa Spagnuolo, Cristina Majnero) per una passeggiata sonora che attraversa musiche e quindi culture diverse. E lungo questa passeggiata di idee, suoni e sapori è bene, ogni tanto, fermarsi ad uno stabulum.
