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“Hanno snaturato le primarie”

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Francesco Serra

Sandro Mancinelli

– “Hanno snaturato il senso delle primarie”.

Francesco Serra e Sandro Mancinelli del comitato Viterbo per Renzi non trovano altre spiegazioni alle “nuove regole imposte per la registrazione al ballottaggio per le primarie del centrosinistra”.

Per entrambi, domani, a votare, saranno gli stessi del primo turno e i diciotto nuovi ammessi, in realtà, non sono poi così nuovi, ma solo persone già iscritte che poi non hanno partecipato. Un po’ di fumo negli occhi per evitare le polemiche.

Doveva essere un processo aperto e invece, per i due, si è fatto esattamente il contrario.

“Le nuove regole per le registrazioni al ballottaggio delle primarie – esordisce Serra – sono state complicate con l’aggiunta della giustificazione che di fatto ha ristretto le nuove iscrizioni.

E’ difficile trovare una giustificazione che copra un arco di tempo così ampio. Nessuno, in buona fede, ha potuto dire di aver una malattia o un impedimento così prolungato“.

La partecipazione al ballottaggio, per Serra, doveva essere aperta a tutti. “Così hanno solo limitato la partecipazione che è il vero senso delle primarie. Probabilmente la paura ha portato l’apparato dirigente ad adottare questa contromossa”.

Erano programmate due giornate di aperture. “Un’iniziativa per chi voleva partecipare e alla quale però è stato aggiunto il cavillo della giustificazione. Un bizantinismo di cui obiettivamente non c’era bisogno. Questo ha permesso di bocciare tutte le nuove iscrizioni, mantenendo la platea ristretta a quella del primo turno”.

In tutto il Lazio sono state ammesse 1849 nuove registrazioni. “Si tratta di persone che erano già registrate e non avevano partecipato al primo turno. In realtà di nuovi non ce ne stanno. Hanno cercato di chiudere con un meccanismo opposto a quello che è alla base delle primarie. Noi, la nostra battaglia politica l’abbiamo vinta con una partecipazione enorme e un segretario che non ha raggiunto il 50 per cento dei voti con tutto l’apparato schierato. Se domani vincerà Bersani saremo con lui per il futuro”.

A Viterbo gli ammessi sono 18 in confronto ai 753 nella città di Roma, 700 nella provincia di Roma, 273 nella provincia di Latina,  58 nella provincia di Frosinone e 47 nella provincia di Rieti 47. “C’era un comitato di garanzia composto da tutti gli sponsor della candidatura Bersani ed era praticamente inutile  provare un contraddittorio. Noi eravamo fuori dalla partita”.

Nel capoluogo il numero è il più basso rispetto al resto della regione. “A Viterbo città – afferma Serra -, dove c’è stato il risultato più clamoroso, si è raggiunto l’apice. La vittoria li ha indotti a chiudere il più possibile qualsiasi tentativo di ulteriore partecipazione da parte degli elettori del centrosinistra che invece doveva essere favorita. Così vogliono, così fanno e così vinceranno. Noi con un sorriso accetteremo quello che verrà, senza discussioni pur difendendo le nostre, credo giustificate, idee”.

Sulla strategia da applicare per il ballottaggio, il consigliere comunale del Pd ha chiaro il da farsi. “Non chiederemo a chi non ha ricevuto l’ok dal comitato centrale di andare votare. Almeno da parte mia non ci saranno inviti, perché sarebbe solo un modo di creare problemi a una giornata che deve svolgersi in piena serenità. Certo – ammette – non sono contento, ma non ci metteremo a litigare. Ognuno si farà il suo giudizio sul tentativo, riuscito, di non far partecipare le persone“.

Serra spera che Renzi prevalga. “Mi auguro che domani possa vincere Renzi. Sarebbe il completamento di un processo che andava fatto da anni. Lui ha dato un senso a queste primarie che prima erano più che altro delle investiture.

Di fronte ci sono due persone con due modi di intendere la sinistra. Spero nella vittoria finale di Renzi perché sono convinto che bisogna affrontare in maniera diversa e con persone nuove i problemi del 2012, senza atteggiamenti di tipo novecentesco”.

Sulla stessa linea di Serra anche Sandro Mancinelli. “Quella delle regole condivise è una scusa perché tutti sanno che Renzi ha sempre sostenuto, come s’era deciso assemblea nazionale del Pd, le primarie aperte. Poi con la pratica dei progressivi colpi di mano sono arrivati all ‘obiettivo della platea controllata”.

Per Mancinelli è uno il nodo della questione. “Doveva essere un processo partecipativo aperto, accogliente, inclusivo, espansivo. Insomma primarie aperte. Si è preferita invece la via di un partito strutturato e rigido e di una proposta politica confinata a un perimetro definito. Se nascevano nel 1400 questi l’America non la scoprivano mai”.

Paola Pierdomenico


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