Riceviamo e pubblichiamo – Interveniamo nel dibattito in corso sulla futura rappresentanza del Partito Democratico (Parlamento, Regione, Comune), intanto premettendo che abbiamo sostenuto senza tentennamenti Bersani negli ultimi cinque anni, e siamo ancor più oggi convinti sia stata la scelta giusta.
Lo abbiamo seguito anche perché ritenevamo che termini come “rottamare” non dovrebbero mai essere utilizzati in riferimento a persone, e che gli ideali, anche se provengono dal passato (e anzi tanto più) dovrebbero essere il fine di ogni politica (a tutti i livelli).
Tuttavia, abbiamo sostenuto Bersani anche perché vogliamo credere che proprio lui – che da parte sua lo sta dimostrando – sia il principale strumento di rinnovamento della politica, e perciò prima del Partito Democratico, oggi prima forze del Paese, e del Lazio.
Se tutto questo è vero, non possiamo non osservare, con una punta di sconcerto, che l’attuale dibattito sulle candidature sembra stia risolvendosi in una specie di quadratura degli equilibri interni, esclusivamente riservata alle nomenclature del Partito come struttura, più che come rappresentanza.
È completamente sparito, almeno nella nostra provincia, il tema della società civile, delle associazioni del lavoro, della cooperazione, dell’ambiente, delle categorie diversamente abili, dei diritti civili, delle professioni, che nella migliore tradizione del centro sinistra dovrebbe essere il canale privilegiato per veicolare esperienze, competenze, conoscenza, ma soprattutto i bisogni di quella parte di Italia che il Partito Democratico dovrebbe rappresentare.
Quasi la spiacevole impressione che qualcuno, almeno nella nostra Provincia, possa credere veramente – in questo momento terribile in cui sono in discussione certezze e diritti fondamentali come la sanità, la scuola, l’assistenza, l’ambiente – di riagganciare il paese dalle segrete stanze del partito (peraltro spesso neppure troppo frequentate).
Come se ancora si dovesse comprendere fino in fondo che questa volta, specie dopo le primarie, e per mezzo delle primarie di popolo, niente potrà più essere come prima.
Per questo crediamo che tutte le rappresentanze del Partito democratico (Politiche, Regionali, Comunali) debbano essere selezionate – nella stessa giornata – da elezioni primarie libere alla partecipazione e aperte a tutti i cittadini, senza alcuna predeterminazione di platee più o meno fittizie.
Perché proprio, e soltanto, l’apertura alla società (in questo momento tanto sofferente) può rinnovare il Partito, che sarà motore del rinnovamento della politica, e forse di rinascita del Paese.
Fabio Scalzini
Eduardo Gugliotta
Massimo Pistilli