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Longa Manus, comitati anti-discarica parti civili

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Longa Manus, le diapositive per riepilogare l'indagine

Longa Manus, le diapositive per riepilogare l'indagine

Longa Manus, le diapositive per riepilogare l'indagine
Longa Manus, le diapositive per riepilogare l'indagine
Longa Manus, le diapositive per riepilogare l'indagine

– Chiedono due milioni di euro per presunti danni da inquinamento ambientale.

Entrano così i comitati anti-discarica di Tuscania nel processo Longa Manus.

La già lunga vicenda giudiziaria sullo smaltimento illecito di 23mila tonnellate di rifiuti in provincia approderà al dibattimento a febbraio. Dopo una lunga udienza preliminare, il gup di Viterbo Francesco Rigato ha rinviato a giudizio tutti gli undici imputati.

Alcuni sono amministratori o tecnici del Comune di Montefiascone, come l’ex sindaco Fernando Fumagalli (inizialmente prosciolto), l’ex assessore all’Ambiente Valdo Napoli e il segretario Luciano Carelli.

Altri sono legati alle società a vario titolo coinvolte nel presunto traffico di rifiuti. Tra questi c’è anche Bruno Mancini, legale rappresentante della Tuscia ambiente srl e titolare della discarica di Tuscania. E’ contro di lui che i comitati TreT e Italia nostra intendono costituirsi parte civile al processo che partirà a febbraio.

“Il motivo è semplice – spiega Antonello Gentilini, rappresentante dei comitati -. Nelle carte dell’inchiesta emerge un’ipotesi di grave inquinamento delle nostre terre. Da questo pericolo siamo pronti a difenderci in tutte le sedi”.

Sequestrato nel 2007, nell’ambito dell’imponente indagine Longa Manus, il centro di compostaggio di Tuscania, in località Fontanile delle donne, è tornato in piena attività. Tre anni fa sono nati i comitati anti-discarica, contro l’ulteriore attività di smaltimento dei rifiuti in un sito già nel mirino della procura.

Ora la Tuscia Ambiente srl di Mancini chiede un adeguamento dell’impianto per smaltire maggiori quantità di rifiuti. Proprio a questo si oppongono i comitati.

Il danno – spiega l’avvocato che li assiste, Samuele De Santis – potrebbe essere duplice. Da un lato il fetore delle esalazioni provenienti dal centro di compostaggio. Dall’altro le perdite economiche per agriturismi, ristoranti e aziende agricole della zona. Se fossero vere le contestazioni della procura, parliamo di milioni di chili di fanghi con importanti quantitativi di piombo, zinco e cadmio spalmati in terreni agricoli spacciandoli per compost. Siamo, quindi, di fronte a un inquinamento che potrebbe avere dimensioni consistenti”.

Ai comitati hanno aderito circa 700 persone. Quelle intenzionate a costituirsi parte civile, per ora, sarebbero una cinquantina.

Questa mattina il consiglio comunale di Tuscania deciderà proprio in merito all’adeguamento richiesto da Mancini per il centro di compostaggio. All’ordine del giorno c’è l’approvazione della nuova perimetrazione dell’area del centro.

Sarà l’atto finale del procedimento amministrativo iniziato da Tuscia ambiente per ottenere l’adeguamento – spiega De Santis -. Il Comune di Tuscania dovrà valutare attentamente se concedere questa autorizzazione, perché non si parla di una discarica qualunque, ma di un sito gestito da una persona già finita a giudizio per illeciti in materia di rifiuti. Se dovessero verificarsi irregolarità, il Comune, in futuro, potrebbe trovarsi a risponderne davanti alla Corte dei conti, così come tutti gli altri enti istituzionali che non hanno tenuto conto del fatto che c’è già un procedimento in corso. Noi vorremmo, piuttosto, che il Comune di Tuscania si costituisse anch’esso parte civile a tutela della collettività”.

Per ora, i comitati si costituiscono parte civile al processo Longa Manus. In più, qualora l’amministrazione comunale di Tuscania desse l’ok all’adeguamento, ricorreranno al Tar.


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