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Quattro milioni per la manutenzione degli impianti

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Marco Fedele

Marco Fedele, presidente della Talete

– Per uscire dall’emergenza arsenico servono gli impianti.

Nei comuni dove la sostanza supera i venti microgrammi a litro sono ormai in fase d’ultimazione e alcuni già in funzione, per tutti gli altri, c’è ancora da aspettare, con dietro l’angolo (dal primo gennaio) la prospettiva dei divieti sulla potabilità dell’acqua da parte delle amministrazioni comunali.

I dearsenificatori servono a tamponare la situazione. In prospettiva serve una soluzione definitiva, anche perché gli impianti hanno un costo piuttosto elevato. Stime parlano di una cifra che si aggira sui quattro milioni di euro l’anno solo per la manutenzione. Troppi.

“Funzionano a energia elettrica – spiega il presidente Talete Marco Fedele – occorre personale e poi facile prevedere per la manutenzione, pezzi di ricambio.

In una situazione d’emergenza vanno bene, poi si devono trovare altre strade. Non è immaginabile filtrare per sempre l’acqua”.

Meglio sarebbe cercare acqua buona, con valori nella norma. Fonti esistono. “C’è l’acquedotto Peschiera, ci si potrebbe agganciare lì con gli stessi costi di gestione precedenti al problema arsenico.

Studi da parte dell’università poi hanno messo in evidenza la possibilità d’utilizzare l’acqua del lago di Bolsena che è buona. Basterebbe portarla a Montefiascone e da lì a caduta arriverebbe a tutti i comuni senza prevedere impianti di rilancio e con costi di distribuzione minori”.

Attualmente la gran parte degli impianti di dearsenificazione sono nei comuni ancora fuori da Talete.

La società ha calcolato una spesa annua di manutenzione pari a un milione e 600mila euro, destinata a salire con l’ingresso d’altre amministrazioni.


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