![]() L'ospedale Belcolle di Viterbo |
Riceviamo e pubblichiamo – Alla fine del 2009 il collegio Ipasvi di Viterbo organizzava il primo convegno provinciale che vedeva la presenza di oltre 450 colleghi. Il titolo era “L’infermiere tra scienza e coscienza”.
Due parole, quest’ultime di notevole attualità:
Scienza: nonostante la violenta crisi economica, che vede numerosi iscritti senza posto di lavoro, o peggio, senza stipendio da diversi mesi, spendono comunque tempo e denaro per la propria formazione, sia specialistica che in aggiornamento professionale, perché questa assistenza sia specifica e personalizzata.
Questo in risposta a chi ci vuole disegnare come mestiere dozzinale e sacrificabile e di chi afferma che non è possibile trasferire le competenze di un medico specialista, ma non pensa che lo stesso valga per l’infermiere: dietro a un mera azione assistenziale c’è metodo scientifico, attitudine, studio, erogazione di un servizio, appunto. Ricordo che il percorso formativo per accedere alla qualifica di Infermiere è: Universitario. Esclusivo. Suddiviso in due momenti: di base e magistrale
Comprendente ben 51 diverse materie che vanno da quelle prettamente mediche a quelle umanistiche psicologiche e principalmente dedicate al nursing. Basato su conoscenze e competenze specifiche.
Coscienza: il rapporto di empatia che si instaura tra utente e infermiere non è basato sull’improvvisazione, ma su una capacità metodologica creata con l’apprendimento di teoremi scientifici, propri del nursing, utili per soddisfare i bisogni dell’utente, del proprio entourage familiare e sociale. Tutto questo si traduce, all’atto pratico, in episodi dove vedono colleghi che non vengono remunerati, ma continuano comunque a garantire un servizio (penso ai colleghi dell’Idi di Roma).
È necessario poi spiegare a qualche collega medico, che interviene nella discussione sul precariato, il significato della parola paramedico, che nella accezione anglosassone identifica una figura specifica, quella di un tecnico non formato all’interno di un corso universitario, autorizzato alla somministrazione autonoma di farmaci cardiovascolari e, in generale, “salva vita” solo sulla base di quanto previsto da protocolli per l’emergenza extraospedaliera redatti e validati a livello nazionale e/o internazionale in riferimento alle linee guida in materia.
In Italia, dal punto di vista legislativo, la figura del paramedico come intesa in altre nazioni quali gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Australia (per citarne alcuni) non esiste. Definire il professionista infermiere, fisioterapista, etc. come paramedico è un errore.
Esprimo solidarietà al direttore sanitario del complesso ospedaliero di Belcolle, per le iniziative che intende intraprendere e do la mia personale disponibilità per qualsiasi forma di supporto che ritenesse opportuno avere. Il collegio provinciale è pronto ad adottare qualsiasi forma di protesta che possa servire alla salvaguardia, in primis della salute del cittadino, in secundis della qualità dell’assistenza.
Mario Curzi
Presidente Ipasvi Viterbo
