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Tentato furto in banca, Pino Pelosi alla sbarra

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Pino Pelosi

Giuseppe Pelosi, detto Pino

Giuseppe Pelosi, detto Pino, all'epoca dell'arresto per l'omicidio Pasolini

Ancora problemi con la giustizia per Pino Pelosi.

Il 54enne condannato per l’omicidio di Pier Paolo Pasolini andrà a giudizio il 18 marzo per tentato furto aggravato.

L’accusa è di aver cercato di introdursi nella filiale del Monte dei Paschi di Siena di Vetralla il 27 febbraio 2010, per tentare un colpo nell’istituto di credito.

Lui, però, smentisce. “Non so di cosa parlano. Non so nemmeno dov’è questa banca”, ha detto al suo avvocato Valerio Panichelli nel vedersi notificare avviso di garanzia e decreto di citazione a giudizio.

Non ci sarebbero filmati che incastrano Pelosi. L’omicida di Pasolini sarebbe stato riconosciuto da un cliente al bancomat e da una pattuglia dei carabinieri che, però, non si fermò subito a controllare: i militari tornarono sul posto solo più tardi. Pelosi avrebbe fatto da palo, mentre il suo presunto complice, Stefano Lemma, cercava di entrare nell’istituto di credito forzando una finestra.

Pelosi fu condannato a nove anni dalla Cassazione il 26 aprile del ’79 per l’omicidio volontario di Pier Paolo Pasolini. Il delitto era avvenuto quattro anni prima, la notte tra il primo e il due novembre. Lo scrittore fu trovato sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia, picchiato e travolto dalla sua stessa auto.

Fermato poche ore dopo alla guida dell’auto di Pasolini, l’allora 17enne Pelosi confessò. Ma nel corso del tempo ha rimodulato più volte la sua versione dei fatti, ritrattando e parlando di tre aggressori a lui sconosciuti.

Dopo la sentenza definitiva, l’ex ragazzo di vita ha continuato a delinquere. Nel novembre scorso ha preso tre anni e mezzo per un furto in gioielleria. A maggio, la condanna per omicidio colposo e guida in stato d’ebbrezza, dopo l’incidente d’auto in cui morì l’amico. Nel 2009, l’arresto per spaccio.


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