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“Unopiù, non c’è alternativa alla mobilità”

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I dipendenti della Unopiù in protesta

I dipendenti della Unopiù in protesta

I dipendenti della Unopiù in protesta
I dipendenti della Unopiù in protesta

I dipendenti della Unopiù in protesta

Il consiglio di amministrazione della Unopiù spa ha inviato una lettera il 5 dicembre 2012 al presidente della provincia di Viterbo e sindaco del Comune di Soriano nel Cimino.

Nella lettera, che pubblichiamo, è illustrata la recente storia di Unopiù e l’attuale stato della società. Vengono poi presentate le azioni attuate e promosse dal consiglio per far fronte alla particolare situazione che la società sta affrontando.


Il testo della lettera

Le vostre lettere, inviateci nei giorni scorsi, sono state oggetto di profondo esame nel corso della riunione di consiglio svoltasi il 3 dicembre, In primo luogo vogliamo esprimervi la nostra gratitudine per quanto da voi è stato fatto in passato a supporto della nostra azienda e per la disponibilità che ora manifestate per poter mettere in atto ogni iniziativa che possa rendersi necessaria ed utile.

Il vostro supporto è per noi un segnale importante di responsabilità di tutti i soggetti coinvolti in questo difficile momento per Unopiù.

L’attenzione infatti riservata dalle istituzioni, da voi guidate, alla nostra realtà aziendale è testimonianza dell’importanza che Unopiù ha rivestito, riveste e auspichiamo continui a rivestire per la Tuscia e per tutto il territorio nazionale. Unopiù, grazie al suo marchio e alla qualità del suo prodotto, è giustamente considerata leader nel mercato degli arredi per esterno ed è fiore all’occhiello per tutto il Viterbese e così tutti noi vogliamo che rimanga.

Proprio per questo, oggi, il consiglio di amministrazione della società si trova di fronte a una scelta dolorosa ma necessaria, volta a tutelare l’azienda, chi all’interno vi opera, chi vanta crediti nei confronti della stessa e tutti quanto con essa si interfacciano.

Gli ultimi anni sono stati difficili per tutte le imprese italiane, in particolar modo per quelle imprese con una significativa presenza sul territorio nazionale e con una struttura produttiva tendenzialmente rigida: e anche la nostra Unopiù ha sofferto gravemente per questa crisi.

Statistiche nonché ricerche di mercato evidenziano un calo dei consumi a tutti i livelli, anche in settori, quali la salute e la cura della persona che – da un certo punto di vista – dovrebbero rimanere indenni da tali impatti. L’Italia chiude il 2012 con una significativa recessione e con prospettive per il 2013 ancora incerte, dopo un periodo, che tutti noi sappiamo essere stato di grande sofferenza per tutto il mondo produttivo.

Il settore dell’arredamento non è immune da tale grave difficoltà. Anche a livello di Unopiù, i numeri sono, purtroppo, oggettivi ed incontrovertibili e testimoniano quanto sopra indicato: dopo una forte crescita dell’azienda, dal 2002 al 2007, il fatturato arrivò intorno a 80 milioni di euro, con la crisi economico-finanziaria mondiale – a partire dal 2008 – per l’azienda è iniziato un continuo declino, che ha portato il fatturato da circa 76 milioni nel 2008 a poco più di 46 milioni di euro nel 2011. Il corrente esercizio conferma questo triste trend di contrazione con un fatturato a chiusura del 2012 di circa 37 milioni di euro.

Alla luce delle preoccupanti previsioni macroeconomiche su tutti i principali mercati di riferimento di Unopiù, appare inverosimile che, nei prossimi tre-cinque anni, vi possa essere un ritorno di volumi a livelli di fatturato paragonabili a quelli del 2007.

I piani di rilancio della società, prospettati fino a tutto il 2011, non hanno infatti consentito una inversione di tendenza, obbligando l’azienda a ricorrere ai possibili ammortizzatori sociali quali la cassa integrazione, di cui la società sta usufruendo da oltre 4 anni. Di fronte a questa drammatica contrazione dell’attività, la società – nel corso del 2011 – si è vista costretta a ricorrere alla procedura prevista dall’articolo 182 bis della legge fallimentare per addivenire a un accordo di ristrutturazione del debito, passaggio necessario per evitare la via irreversibile del fallimento.

Il Tribunale ha omologato l’accordo di ristrutturazione del debito, validando il piano industriale 2012-2016 presentato a supporto della procedura stessa, portando così all’ingresso del nuovo socio. Detta azione ha permesso a Unopiù di ottenere un radicale taglio del proprio debito: l’esposizione finanziaria della società da oltre 88 milioni di euro oggi è scesa a 15 milioni di euro.

Il nuovo socio ha eseguito un aumento di capitale di 2 milioni di euro e si è inoltre accollato un indebitamento, fatto dalla precedente proprietà e riferito alla precedente gestione, per un importo di 73 milioni di euro pari a due volte l’attuale fatturato della società (37 milioni di euro), rendendo ineluttabile la materiale possibilità di ulteriori interventi da parte dell’attuale socio.

L’attuale consiglio di amministrazione, entrato in carica nel febbraio 2012, ha fatto suo il piano industriale approvato dal Tribunale e si è adoperato prontamente per la sua attuazione, grazie anche all’ingresso – a partire da luglio 2012 – di un nuovo amministratore delegato (Marco Dolcino), forte di significative esperienze professionali nel settore dell’arredamento.

Il piano industriale, articolato su diversi livelli, preso atto della consolidata riduzione dei ricavi (oltre il 50% rispetto al 2007), prevede una profonda riorganizzazione aziendale, attraverso:

interventi sui canali di vendita: razionalizzazione e potenziamento dell’attuale rete di negozi, ampliamento della presenza sul territorio nazionale, sviluppo dello strumento della vendita via internet, estensione della presenza su altri mercati

interventi sul marketing e sulla pubblicità;

azioni di contenimento dei costi: costi di struttura, oneri di locazione, personale;

maggior flessibilità e fungibilità dei ruoli, di fronte ad una forte stagional ità delle vendite, caratteristica essenziale dell’attività aziendale.

Tutto quanto sopra è stato accompagnato, come già evidenziato, dalla rinegoziazione del debito, passaggio prodromico necessario per ottenere l’omologazione del richiamato piano di ristrutturazione, con la conseguente esdebitazione della società, grazie agli obblighi assunti dal nuovo socio. Circa gli interventi sopra evidenziati, il consiglio ha proceduto a porre in essere, una volta valutati e ponderati gli elementi e gli impatti delle sce lte, quanto segue:

– rivisitazione dei contratti di locazione dei punti vendita, attività ancora in corso, con una significativa riduzione dei relativi oneri;

– individuazione di nuovi punti vendita, da sviluppare anche attraverso contratti di franchising;

– riorganizzazione del proprio sito internet per orientarlo maggiormente alla vendita diretta;

– ricerca di nuovi spazi di azione (quali il cosiddetto settore contract);

– miglior posiziona mento in termini pubblicitari e di marketing in genere;

– azioni di contenimento sui costi di struttura;

– riduzione del costo del personale dirigente.

Proprio su questo ultimo aspetto, vogliamo precisare che sulle posizioni dirigenziali, l’intervento posto in essere dal consiglio ha riguardato la chiusura di rapporti di lavoro, senza ricorrere a nuove assunzioni in sostituzione delle figure uscenti, nonché una rilevante riduzione della relativa retribuzione.

Il consiglio ha operato e sta ancora operando per la riduzione di costi su tutti i possibi li fronti, differendo l’ultimo passaggio da intraprendere – la riduzione del costo del personale – alle azioni in atto. Purtroppo nella consapevolezza degli effetti che tale azione produrrà, al fine di salvaguardare l’azienda, non vi è alternativa alla richiesta di riduzione strutturale dell’organico, attraverso la formulata richiesta di mobilità.

Come ampiamente illustrato nelle diverse sedi, nonché sopra sinteticamente richiamato, è improcrastinabile l’azione di riduzione dell’eccessivo dimensionamento dell’organico, conseguente sia alla contrazione di fatturato (dal 2007 al 2012 il fatturato si è ridotto del 53% mentre l’organico si è ridotto del 20%) sia alla eccessiva presenza di personale in settori aziendali (in particolar modo fra le funzioni cosiddette indirette), ove tale presenza non consente di ottenere quei livelli di efficienza, necessari per il riequilibrio economico e conseguentemente finanziario della società.

Lo squilibrio dei costi del personale è ormai un elemento strutturale, cui l’azienda non può far fronte se non attraverso interventi parimenti strutturali.

A questo elemento, va aggiunta la forte stagionalità dell’attività nonché l’esigenza di modificare il modello organizzativo dei punti vendita, ispirandolo a criteri di efficienza, oggi purtroppo non sempre rispettati.

Anche nella riunione consiliare di ieri l’altro, ampio è stato il dibattito fra tutti gli amministratori per valutare possibili soluzioni alternative, che porterebbero però solamente a un rinvio del problema ma non a una necessaria azione di contenimento di costi, compromettendo il lavoro svo lto in questi mesi e necessario per rispettare le condizioni contenute nel piano industriale omologato dal tribunale.

Qualsiasi diversa azione dovrebbe comunque partire da interventi – ribadiamo – strutturali, compatibili con riduzioni permanenti del costo del lavoro, in linea con il piano industriale approvato dal tribunale nonché con i risultati prospettici nello stesso contenuti.

La posizione dell’azienda non può che essere rivolta ad una ferma necessità di un’azione di efficienza strutturale sul personale. Rinnoviamo tuttavia la disponibilità a valutare interventi residuali alternativi alla mobilità, limitatamente a funzioni aziendali caratterizzate da alta fungibilità e stagionalità, che potrebbero passare attraverso la strutturazione di parte dei contratti di lavoro, su forme di part-time (come già proposto dall’ azienda al fine di fronteggiare il disagio sociale che deriverebbe ai lavoratori dalla interruzione del rapporto di lavoro), nonché eventualmente attraverso il ricorso – in via subordinata – ad altri ammortizzatori sociali.

Il sacrificio oggi richiesto è volto a salvaguardare l’azienda e il suo futuro: gli sforzi profusi dal socio, che ricordiamo ha radicalmente modificato la struttura del debito di Unopiù nonché le azioni di sviluppo poste in essere per la crescita della società verrebbero vanificati da un mancato intervento sul costo del personale, che porterebbe l’azienda verso la spirale irreversibile di una procedura concorsuale.

Vista l’attenzione che codeste istituzioni hanno rivolto alla nostra azienda, considerate le parole contenute nelle vostre comunicazioni, vi confermiamo la piena disponibilità a valutare con voi interventi fattivi e concreti, attraverso il coinvolgimento di enti e istituzioni locali a voi direttamente o indirettamente riconducibili.

Parimenti, siamo a richiedere se siano percorribili soluzioni che possano portare ad esempio ad una riduzione del carico impositivo ai fini Imu, gravante sugli immobili di proprietà, stante lo stato di crisi della nostra azienda, piuttosto che contributi provinciali o interventi a sostegno di investimenti (sviluppo piattaforma software per internet), o ancora accordi che consentano di integrare il trattamento economico dei lavoratori nel caso di riduzione dell’orario di lavoro (part-time).

Siamo altresì disponibili a verificare con voi le vostre concrete proposte di intervento a salvaguardia dell’azienda e dei suoi stakeholders. Da parte dell’organo amministrativo vi è la massima disponibilità ad incontrarvi per valutare insieme azioni congiunte che contemperino le esigenze aziendali con le esigenze sociali del territorio e delle famiglie, da voi più volte richiamate.

Siamo certi che da parte vostra vi sarà la massima apertura per individuare insieme soluzioni, che vadano nella direzione di salvaguardare una realtà produttiva, che a causa di una crisi indipendente dalle decisioni aziendali, si trova di fronte ad una sce lta sicu ramente im pegnativa e dolorosa, ma orientata esclusivamente a evitare la drammatica scelta del fallimento, che comprometterebbe ogni possibile futura ripresa del ruolo di leader di mercato da parte di Unopiù.

L’occasione ci è gradita per porgere il nostro cordiale saluto.

Marco Zanobio
Presidente del consiglio di amministrazione della Unopiù


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