![]() Gianfranco Fini |
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– La sua campagna elettorale sarà francescana, con pochi fondi, ma non rinuncia a dire la sua (fotogallery).
Anche senza microfono, come accaduto ieri a Viterbo, dove Gianfranco Fini ha incontrato i sostenitori di Fli da Schenardi, quindi a Bagnaia per la presentazione dei candidati a regionali e parlamentari.
Lui che di solito a Viterbo chiudeva le campagne elettorali, stavolta la apre e pure in anticipo rispetto all’orario previsto. Spiazzando anche gli altri invitati.
Il presidente della Camera torna alle origini. “Pochi mezzi a disposizione – spiega Fini – ci fa tornare indietro, quando il nostro era volontariato”.
E visto che ormai il passo indietro è fatto, ne approfitta per farne uno di un paio d’anni, quando è uscito dal Pdl.
“C’è chi dice che io abbia tradito, semplicemente eravamo incompatibili e ce ne siamo andati, è un problema di dignità e coscienza”. In un partito dove comandava solo una persona. “O eri con Berlusconi o eri fuori. Purtroppo la profezia di Montanelli si è avverata, aveva detto: Berlusconi sputtanerà la destra per venti anni. C’è riuscito.
Noi non ce ne siamo andati, ci hanno mandato via. Comandava lui. Si è arrivati a votare addirittura che il processo Ruby fosse spostato da Milano al tribunale dei ministri, per via di un presunto interesse nazionale, perché si diceva che lei fosse la nipote di Mubarak. Quando è troppo è troppo”.
Due passi indietro e uno avanti. “Dobbiamo guardare al domani – continua Fini – mettere i conti in ordine è importante, ma non si può tirare la cinghia troppo, altrimenti il Paese rischia l’emergenza sociale.
Occorre individuare settori che possono produrre ricchezza e orientarsi lì, sostenendo le piccole e medie imprese.
Oggi della mancanza d’occupazione risentono soprattutto i giovani, anche perché non c’è un collegamento tra la formazione e l’ingresso nel mondo del lavoro, la selezione non è in sintonia con il mercato.
Noi non siamo la Germania, quindi il pubblico deve investire nella ricerca, nel sapere, mettendo nelle condizioni gli imprenditori d’innovare”.
Pensa che sia finito il tempo delle coalizioni dove tutti si mettono insieme contro qualcuno, ma se la sua, con Monti, non dovesse avere i numeri per governare, cosa farà? “Io non dico si va con Berlusconi o si va con Bersani. Io mi domando quali sono i punti del programma dell’uno e dell’altro. Se si condividono bene, altrimenti niente. A prescindere da chi li propone.
Penso che si debbano fare quattro, cinque cose, non il libro dei sogni. Oggi invece vedo che siamo alla fiera delle promesse, si fa a chi la spara più grossa. Noi cercheremo di farle quelle poche cose, ma non saremo la stampella dell’uno o dell’altro”.
A chi gli dice che l’Europa si schiera un po’ troppo con Monti, un’ingerenza eccessiva: “Non è così – osserva Fini – è che solo l’ipotesi del ritorno di Berlusconi fa inorridire. Lo hanno conosciuto, sanno che non mantiene le promesse e non si capacitano di un suo possibile rientro sulla scena politica.
Monti sanno che è alternativo al cavaliere e pure a Bersani, normale che ci sia una preferenza”.
E su chi nel centrodestra si è allontanato dal Pdl formando un nuovo movimento, pur rimanendo nella coalizione? “E’ la politica del vorrei ma non posso.
Fa piacere che qualche esponente con cui ho condiviso tanti anni insieme, dica che non ne può più ed esca dal Pdl, facendo un nuovo soggetto politico.
Solo che poi, questo nuovo soggetto politico sta nella coalizione che fa capo a Berlusconi. O stai dentro continuando a ingoiare altri rospi, o fai altro”.
La sala di Schenardi per Fini è piena, a Viterbo ha il suo seguito, anche fuori c’è gente ad attenderlo all’uscita.
Claudio Taglia fa gli onori di casa, l’ex assessore comunale è candidato in Regione.
Al tavolo ci sono Claudo Barbaro e Francesco Proietti, seduti, esponenti Fli e Udc di Viterbo e nelle ultime file si vede pure il consigliere comunale Chicco Moltoni.
Giuseppe Ferlicca


