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Aeroporto, e tutti i soldi buttati finora?

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Maurizio Pinna

Maurizio Pinna

Riceviamo e pubblichiamo – Si prova una spiacevole sensazione a sentire da più fronti che negli animi di alcuni personaggi politici ci siano ancora energie da spendere per l’aeroporto di Viterbo. Diventa offensivo per i viterbesi vedere che questa carica riaffiora in campagna elettorale.

Ci sarà pure qualche politico locale che prova reale amarezza per le decisioni di questo governo, ma dato il periodo elettorale che stiamo attraversando le sue parole rischiano di non essere credibili, visto che ha avuto tutto il tempo necessario per mostrare le capacità.

Ma a parte questa riflessione dettata dalla stanchezza e delusione che provo come molti altri cittadini, mi viene spontaneo soffermarmi a ricordare da quel 2006, l’inizio della “battaglia aeroportuale” tra Viterbo, Latina, Frosinone, Guidonia e marginalmente Rieti.

Mi viene da pensare a quante giornate lavorative i cittadini italiani hanno pagato con le loro tasse a tutto il personale che è ruotato per diversi anni intorno al ministro Alessandro Bianchi (Comunisti italiani), seguito dal ministro Altero Matteoli (Alleanza nazionale), ai vertici dell’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) e dell’Enav (Ente nazionale assistenza al volo) e loro staff per le specifiche competenze tecniche, ma anche al personale di altri enti ed organi regionali e locali, ente ferrovie, Anas e tanti altri soggetti societari e privati.

Mi viene da chiedere a me stesso: ma è possibile che una tale mole di lavoro che ha comportato studi e sperpero di giornate lavorative pagate con denaro pubblico, condizionando investimenti di aziende e privati oggi visibilmente andati in fumo, delle speranze della gente più comune che già vedeva progredire questo stagnante territorio, dei giovani speranzosi che nel loro paese qualche cosa potesse cambiare in meglio, è possibile che un ministro di un governo non eletto dal popolo possa mandare in fumo così tanti soldi e speranze affossando ancor di più l’economia della nostra provincia?

Ma che valore hanno i politici dei palazzi romani, ministri in testa, profumatamente pagati anche con i soldi di chi nel frattempo ha perso il lavoro, ha chiuso l’azienda o si è suicidato, se ciò che viene deciso durante la loro legislatura, e ripeto, pagati dai contribuenti, con un colpo di spugna può essere cancellato da un altro ministro, tra l’altro, non eletto dal popolo così come non è stato eletto dal popolo il suo capo del governo oggi candidato alle elezioni?

Mi chiedo da semplice cittadino quale sono, e come tale mi firmo pensando con tristezza al grande lavoro andato in fumo e che ho svolto a mie spese come segretario del comitato per l’aeroporto, ma con quale coraggio si può portare nuovamente in campagna elettorale l’argomento aeroporto, se i “grandi” politici che oggi ricercano il voto dei viterbesi hanno già avuto tutto il tempo necessario per dimostrare quanto valgono per il territorio?

Si vuole addirittura mettere in gioco l’aeroporto di Tarquinia. Magari fosse possibile! Meglio di niente. Ma chi politicamente cerca voti con quest’altra storiella, ha verificato che costo esorbitante avrebbe l’interramento dell’elettrodotto AT che dovrebbe sparire dalla zona per chilometri e chilometri?

Ha verificato se il terreno che nel Ventennio era stato requisito dall’allora capo del governo, oggi, in mancanza di un atto regolare sembrerebbe essere oggetto di controversia tra gli eredi, circa otto, dei vecchi proprietari e il demanio? Ha verificato che a causa della vicina area protetta delle Saline non si otterrebbero, giustamente e fortunatamente, le opportune autorizzazioni?

E cosa dire dei ben noti vincoli archeologici e paesaggistici? In ultimo, ma non per ultimo, chi parla in campagna elettorale di Tarquinia conosce cosa avviene nel soprastante spazio aereo in funzione dell’attività di volo connessa all’aeroporto internazionale di Fiumicino?

I miei non sono assolutamente insegnamenti ma soltanto degli input da verificare seriamente con gli addetti ai lavori – così come gli addetti ai lavori mi informano – prima di prendere in giro la gente.

Maurizio Pinna


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