![]() Alberto Grazini, presidente dell'ordine dei dottori agronomi e dottori forestali |
– Agricoltura nella Tuscia, tempo di bilanci e previsioni.
L’agricoltura rappresenta ancora un punto di forza per l’economia della Tuscia, con prodotti di eccellenza, quali l’olio, le nocciole, le castagne, il vino, i legumi, gli ortaggi, le carni e i formaggi. Il settore deve tuttavia fare i conti con problemi vecchi e nuovi, e, soprattutto, con gli eventi climatici che nel corso del 2012 sono stati particolarmente sfavorevoli. Alberto Grazini, presidente dell’ordine dei dottori agronomi e dottori forestali della provincia di Viterbo, traccia un bilancio e offre spunti di riflessione per il futuro.
Quali settori agricoli hanno subito i danni più gravi a seguito delle avversità climatiche di quest’anno?
“Dall’inizio del 2012 la provincia di Viterbo ha subito almeno tre importanti eventi meteorologici calamitosi. Le forti nevicate e gelate del mese di febbraio, oltre a creare disagi per le normali lavorazioni, hanno danneggiato le colture autunno-vernine, gli erbai e i pascoli, con ripercussioni anche sul settore zootecnico.
Successivamente, la siccità e le alte temperature, che hanno caratterizzato i mesi primaverili ed estivi, hanno ulteriormente aggravato la situazione. Le riduzioni di resa dovuti alla siccità estiva che sono stati accertati dai tecnici del settore provinciale agricoltura di Viterbo risultano pari ad oltre il 30% per i cereali, al 57% per le foraggere, al 20% per la vite e l’olivo e al 70% per le nocciole.
La produzione di castagne, già compromessa dal cinipide ha subito forti decrementi, in molti casi azzerando i raccolti.
Da ultimo, le piogge alluvionali del novembre scorso, hanno causato danni alle colture in campo (orticole e foraggere) e perdite delle semine appena effettuate, a cui si deve aggiungere la perdita, in alcuni casi, di macchinari agricoli e le lesioni alle infrastrutture rurali”.
Quali sono le principali linee di sviluppo del settore?
“Analizzando i dati definitivi del sesto censimento generale dell’agricoltura dell’Istat e delle altre banche dati disponibili, possiamo comprendere quali siano le difficoltà e le opportunità del settore agricolo in provincia di Viterbo.
In generale le aziende agricole tendono a diminuire di numero, aumentando, tuttavia, la dimensione e la diversificazione produttiva. Pur se continua a prevalere la conduzione familiare, si intravedono gestioni fondiarie da parte di società di capitali, che utilizzano manodopera salariata. Ciò spiega l’incremento delle assunzioni, che registra valori di oltre il 10% nel secondo trimestre del 2012.
Gli indirizzi di sviluppo dovrebbero, in primo luogo, essere tesi al potenziamento dei comparti attivi, quali quello della frutta a guscio e dell’ortofrutta, con una forte spinta commerciale a livello nazionale ed europeo (esportazione). Analogamente dovrebbero essere rivisitate le filiere produttive che attualmente si trovano in una fase di stallo e di declino, quali quella dell’olio di oliva e della zootecnia, con particolare riferimento al settore ovino e bovino. Occorre far conoscere i propri prodotti e creare canali commerciali in grado di valorizzarne le caratteristiche territoriali.
Un valido aiuto ci arriva dal Parlamento europeo, che proprio in questi giorni ha approvato il “Pacchetto qualità”, ossia un regolamento sui regimi di qualità dei prodotti agroalimentari. Esso prevede, oltre all’accorpamento e allo snellimento dei sistemi e delle procedure di certificazione dop, igt e stg, anche il riconoscimento dei ruoli e delle responsabilità dei consorzi di tutela che potranno sviluppare attività di sorveglianza, rispetto dei disciplinari di produzione, formazione e promozione delle denominazioni registrate. Lo stesso regolamento offre la possibilità di poter indicare in etichetta i marchi d’area e i marchi collettivi geografici.
A tale proposito si auspica il potenziamento del marchio collettivo Tuscia viterbese da parte della Camera di commercio di Viterbo”.
Quali sono le richieste da indirizzare alla politica agricola regionale?
“La politica agricola regionale, che trova la sua più esplicita espressione attuativa nel “piano di sviluppo rurale”, dovrà nel prossimo futuro puntare ancora di più sulla “territorializzazione” e sull’integrazione. Infatti, l’esperienza delle passate e dell’attuale programmazione, ha evidenziato che l’efficacia dei vari interventi è tanto superiore quanto più questi sono concentrati a livello territoriale, con interventi mirati ad esaltarne la vocazione produttiva.
La nuova pianificazione, che prenderà avvio nel 2014 e avrà validità fino al 2020, dovrà guidare e consentire lo sviluppo armonico di tutti i settori produttivi agricoli che interessano la regione, attraverso l’applicazione di misure incentivanti e facilmente applicabili in ambito aziendale.
Parallelamente dovranno essere fortemente incoraggiate le attività che salvaguardano i territori a forte valenza ambientale e paesaggistica, anche invertendo la tendenza all’abbandono delle coltivazioni di queste aree.
Di estrema importanza sarà lo sviluppo dei sistemi e/o delle filiere localizzate, con contratti che garantiscano i produttori primari, così come lo sviluppo di prodotti innovativi, anche con l’ausilio dell’Università e degli enti di ricerca presenti sul territorio.
Da non dimenticare, ovviamente, le misure volte al ricambio generazionale degli imprenditori agricoli e quelle per le attività connesse, quali l’agriturismo e l’agricoltura sociale, che oltre ad offrire servizi utili per il cittadino, aumentano le performance economiche delle aziende agricole.
Di sicuro interesse sono gli interventi volti allo sviluppo delle fonti energetiche alternative, quali centrali aziendali a biogas, impianti fotovoltaici (posizionati sui fabbricati rurali), nonché impianti di micro e mini eolico.
In un momento di difficoltà come questo appare opportuno, poi, agire sulla tassazione del settore agricolo, rivedendo le recenti imposizioni fiscali quali l’Imu sui fabbricati rurali e i terreni (questi ultimi nei comuni di Montalto di Castro e Tarquinia).
In questo quadro il contributo dei dottori agronomi e forestali è molto chiaro; con le loro competenze e con la loro profonda conoscenza del territorio, possono partecipare a pieno titolo al rilancio e allo sviluppo del settore”.
Bruno Ronchi
Professore ordinario del dipartimento di
Scienze e tecnologie per l’agricoltura, le foreste,
la natura e l’energia (Dafne)
Università degli Studi della Tuscia
