– Era riuscita a “soffiargli” l’anello della madre, gioielli, due televisori e un tavolo. Merito del suo forte ascendente sul capo che, però, alla fine, l’ha denunciata per appropriazione indebita.
E’ solo l’ultimo atto di una lunga querelle tra una donna delle pulizie, originaria di Sutri, e il suo datore di lavoro. Lui sembra avere un debole per lei.
Nel 2006, le avrebbe fatto due versamenti da circa 30mila euro l’uno per ristrutturare una casa. I patti erano che sarebbero andati a viverci insieme, ma la donna, all’ultimo momento, fa marcia indietro. Lui avrebbe insistito, per cercare di farle cambiare idea. Lei avrebbe risposto a brutto muso, addirittura minacciandolo. Accusa dalla quale è stata assolta anni fa.
Tempo dopo, il tribunale di Viterbo l’ha condannata a due anni per calunnia. Infine, il processo per appropriazione indebita, tuttora in corso, davanti al giudice Rita Cialoni.
Sul banco dei testimoni, ieri mattina, l’ex moglie dell’uomo, piccata soprattutto per quel solitario che le spettava di diritto e che, invece, finì in mano alla domestica. “Mia suocera me l’aveva promesso. Del resto a chi poteva darlo? Mia figlia era troppo giovane e a me quell’anello piaceva. Quando ho saputo che ce l’aveva la donna delle pulizie, ne ho parlato con mio marito. Mi ha detto che gliel’aveva prestato e lei non voleva restituirglielo”.
L’anello, da quanto riferito dalla signora, si trovava in cassaforte insieme ai gioielli. Solo il marito conosceva la combinazione.
Il processo continua a maggio.
