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Riceviamo e pubblichiamo – L’altro ieri eri alla riunione organizzata a Viterbo da “Fratelli d’Italia” che avrebbe dovuto cercare di risolvere (anche se ormai fuori tempo massimo) la drammaticità della situazione sanitaria legata all’emergenza idrica a Viterbo e provincia, l’assessore alla Provincia Paolo Equitani e il sindaco Marini hanno confermato l’irresponsabile atteggiamento di minimizzazione delle istituzioni locali.
Per di più, il sindaco Marini, oltre a chiedere alla Prefettura una “Unità di crisi” per fronteggiare un’emergenza che evidentemente non è stato in grado di affrontare.
Inoltre vuole anche gettare dalla finestra un po’ di soldi dei contribuenti costituendo una commissione d’inchiesta per “accertare i responsabili” dell’emergenza idrica di Viterbo e provincia.
Noi crediamo invece che sarebbe più giusto utilizzare i soldi che intende destinare alla commissione ai risarcimenti dei cittadini per le spese connesse all’acquisto dell’acqua minerale, e addebitare le responsabilità a coloro che ne sono titolari: sindaci e presidenti della Provincia dal 2001 ad oggi, e soprattutto dal 2010, quando, al diniego della Commissione europea su un’ulteriore deroga, è stata fissata come inderogabile la data del 31 dicembre 2012.
Allora sì, nel 2010, che avrebbe avuto senso chiedere un’unità di crisi per coordinare tutti gli sforzi in vista della scadenza del 2012. Possiamo suggerire a Marini che non serve una commissione, perché i nomi di sindaci e presidenti sono pubblici e facilmente rintracciabili. E per trovarli non deve andare molto lontano.
Unica nota positiva è stata quella dell’intervento del presidente di Talete Marco Fedele, che ha ammesso la gravità dell’inerzia delle pubbliche amministrazioni in questi anni, e soprattutto la mancanza di un’informazione chiara e puntuale.
La quale, come ci è stato chiesto dai tanti cittadini presenti, provvediamo a dare noi, se pur in estrema sintesi:
– l’Oms, in un comunicato diffuso alla stampa lo scorso 2 gennaio 2013: “I primi sintomi di esposizione a lungo termine a livelli elevati di arsenico inorganico (ad esempio attraverso l’acqua potabile e il cibo) si osservano di solito nella pelle, e comprendono alterazioni della pigmentazione, lesioni cutanee e le patch rigidi sul palmo delle mani e piante dei piedi (ipercheratosi). Questi si verificano dopo una esposizione minima di circa cinque anni e può essere un precursore del cancro della pelle.
Oltre al cancro della pelle, lunga esposizione all’arsenico può anche causare tumori della vescica e polmoni. L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato i composti di arsenico e l’arsenico come cancerogeno per l’uomo, e ha anche affermato che l’arsenico in acqua potabile è potabile è cancerogeno per l’uomo.
Altri effetti nocivi per la salute che possono essere associati a lungo termine l’ingestione di arsenico inorganico includono gli effetti sullo sviluppo, neurotossicità, diabete e malattie cardiovascolari.
Ma i rischi per la salute umana da ingestione di acqua contaminata da arsenico in misura superiore ai limiti di legge erano ben noti (a chi di dovere) anche prima di questo intervento dell’Oms.
– Dallo studio del dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale della Regione Lazio effettuato nel periodo dal 2005 al 2010 nei Comuni della provincia di Viterbo ha evidenziato eccessi di incidenza e mortalità per patologie associabili ad esposizione ad arsenico quali tumori del polmone e della vescica, ipertensione, patologie ischemiche, patologie respiratorie, diabete.
Lo studio, lanciando un grido d’allarme per i danni già subiti dalle popolazioni, si chiude con la richiesta di immediati interventi per la dearsenificazione delle acque.
Precisiamo che la pubblicazione è dell’aprile 2012, e da allora sono ulteriormente persistiti ritardo, incapacità e negligenza delle istituzioni nel fronteggiare il problema, oltre al gravissimo atteggiamento di minimizzazione e mancanza di una efficace informazione.
-Inoltre, una recente nota dell’Isde (Associazione italiana medici per l’ambiente) di Viterbo, curata da Antonella Litta, evidenzia una vasta letteratura scientifica internazionale che mostra il legame tra l’esposizione cronica all’arsenico e molte patologie del neurosviluppo (autismo, disturbo da deficit dell’attenzione, iperattività, disturbo dell’apprendimento, della mermoria, della capacità di lettura, riduzione del quoziente intellettivo, patologie dell’apparato respiratorio, perdita fetale, aumento dei casi di morte infantile e neoplasie), chiedendo l’immediato avvio di studi osservazionali e di prevenzione sullo stato di salute dei bambini.
Pur senza voler fare in nessun modo allarmismo, ci sembra giusto e doveroso, in vece delle istituzioni, fornire una corretta ed adeguata comunicazione alla popolazione.
Già centinaia le adesioni dei cittadini viterbesi alla class action avviata dal Codacons. Tutti gli interessati possono partecipare seguendo le istruzioni riportate sul sito www.codacons.it
Codacons Viterbo
