![]() <p>Umberto Cinalli, portavoce Sel </p> |
Riceviamo e pubblichiamo – Si è svolta solo ieri l’assemblea pubblica sul tema dell’emergenza arsenico con la partecipazione di Bianchini, Equitani, Fedele e Marini, promossa da un nuovo movimento politico nato da una costola del Pdl.
Ieri e oggi al governo alla Regione Lazio, in Provincia e al comune di Viterbo.
Raccolta firme, denunce, manifestazioni di protesta e indignazione. Ma questi signori si sono svegliati da un lungo torpore il 1 gennaio dopo essere stati rapiti da una astronave aliena?
In questi giorni i cittadini sono per un verso arrabbiati, quindi non possono non sentirsi offesi e confusi.
Chi doveva trovare una soluzione al problema che insiste in questa provincia da sempre e di cui si parla in termini di emergenza e proroghe – nelle sedi amministrative – almeno da 20 anni? Ora il rischio vero è di una mazzata per gli esercizi pubblici. La vera emergenza è questa.
Nel 2011 il Comune di Viterbo – anche in relazione ad una interrogazione in consiglio comunale – venne messo nelle condizioni di far fronte al problema arsenico con una soluzione autonoma, anche considerando la disponibilità necessaria dal punto di vista finanziario. Era possibile fare un progetto per fornire le sorgenti di Viterbo di dearsenificatori e verificarlo nelle sedi tecniche.
Salvo poi rivalersi sulla Regione o sulla Talete. Poteva essere fatto per tutelare i cittadini e le imprese. Il sindaco Marini disse che dovevano occuparsene la Regione e la Polverini.
Gli stessi che oggi raccolgono firme per una controproducente campagna sul dimezzamento della tariffa (che peraltro rischia di peggiorare la fornitura del servizio idrico) mentre le firme andrebbero raccolte per una denuncia contro gli amministratori inadempienti.
Ulteriore domanda. Perché l’amministrazione comunale non ha predisposto una puntuale e tempestiva e capillare informazione per i cittadini e gli artigiani e le imprese, predisponendo un numero verde e uno sportello di assistenza per sostenere gli oneri a carico di bar, ristoranti, panificatori destinando risorse ad un fondo bancario di assistenza?
Evidentemente ci sono sia l’emergenza arsenico che evidenti e gravi emergenze politiche.
Umberto Cinalli (Sel)
