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Candidature e capogruppo Pdl, la Provincia trema

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Gianluca Mantuano

L'ex capogruppo del Pdl in Provincia Gianluca Mantuano

– La guerra delle candidature. Tira aria di burrasca nel Pdl a Viterbo in vista della prossima doppia tornata elettorale in Parlamento e in Regione, ma soprattutto in vista delle comunali.

Si scatenano gli appetiti. Il partito è scosso e l’epicentro è stato individuato a palazzo Gentili, dove l’uscita di Gianluca Mantuano, con relative dimissioni da capogruppo Pd in Provincia, ha contribuito a rendere ancora più instabile una situazione già difficile.

Adesso non si tira più a campare, ma si tira a sbandare.

Mantuano è passato al gruppo Fratelli d’Italia con l’assessore Paolo Bianchini, mentre già da tempo il consigliere Antonio Fracassini fa parte di Alleanza per Viterbo, con il Pdl che a questo punto conta su sette consiglieri: Bruni, Camilli, Capitoni, Cuzzoli, Serra, Staccini, Bartolacci e Mantuano nel gruppo misto.

Equilibrio precario.

Stasera è in programma una riunione convocata da Giulio Marini, con il gruppo Popolo della Libertà provinciale. Ufficialmente per stabilire il nuovo capogruppo e vice. Si parla di una possibile nomina di Alessandro Cuzzoli, ma molto probabilmente sarà passato di grado il vice Capitoni. Si discuterà d’altro?

“Mi pare difficile – dice il coordinatore Marini – non si sa ancora nulla a livello regionale e nazionale, difficile che da Viterbo possiamo già dare indicazioni sui nomi. Non abbiamo ancora niente tra le mani.

Inoltre per la Regione il dieci gennaio è attesa la sentenza sul numero di consiglieri, cinquanta come ridotti dalla presidente Polverini o ristabiliti a settanta.

Dal dieci in poi si potrà cominciare a ragionare sul serio”.

Qualcuno però a Viterbo si è già portato avanti con il lavoro. In modo particolare in Provincia Paolo Equitani, in quanto vice presidente, ambirebbe ad avere un riconoscimento (leggi candidatura), in virtù anche dal consenso ottenuto alle provinciali, ma pure altri non ci stanno a guardare decisioni prese dall’alto.

Il ventilato trio Marini, Battistoni  e Arena non piace. “Chi li nomina?”. Antonio Fracassini se lo domanda, anche se conosce la risposta, Antonio Tajani, cui i tre fanno riferimento.

“Che l’europarlamentare Tajani dica quello che dobbiamo fare e quello che non dobbiamo fare, non va bene – spiega Fracassini – all’epoca della Democrazia Cristiana c’era uno slogan: Stalin nel segreto dell’urna non ti vede, Dio sì”.

Ovviamente nel paragone Tajani non è Dio, ma Stalin. Con tutto quello che ne consegue.

Giuseppe Ferlicca


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