– Alle primarie Pd per la Regione è arrivata terza, superando anche Alessandro Dinelli e adesso, se il Tar dovesse portare a settanta il numero dei consiglieri, Lucia Catanesi sarebbe la terza candidata, insieme a Enrico Panunzi e Daniela Boltrini.
Sindaco di Marta, eletta al secondo mandato con un plebiscito di voti, era uscita dal partito e poi rientrata di recente.
Se dovesse entrare in gara alle regionali, rimescolerebbe le carte, perché stavolta non votano solo gli iscritti Pd, ma entra in gioco pure la notorietà e la presenza sul territorio. Anche se c’è chi pensa, in virtù dell’alternanza uomo-donna in lista, a una sostituzione.
E’ rientrata nel Pd, ma non è stata accolta esattamente come il figliol prodigo.
“Il termine rientrata mi sembra improprio. Io pur essendo uscita dal partito per ragioni personali e non politiche, ho sempre militato e sono stata vicina a uomini del Pd, sindaci, ho sempre condiviso in sedi istituzionali i concetti proposti dal partito. Soprattutto non ho aderito o sostenuto altre formazioni”.
Resta il fatto che non è stata accolta a braccia aperte.
“Giustamente si sa, quando c’è un sistema si creano particolarismi, gruppi che condividono le tue idee e ti accolgono bene. Altri no”.
Forse non si aspettavano che alle primarie per la Regione sarebbe arrivata terza, superando altri in corsa.
“Per qualcuno questo è un fatto su cui avere problemi poi, in fase di voto. Le primarie erano ristrette, hanno votato solo i tesserati. Passando al consenso generale, vota il popolo. Due cose ben distinte. Con le primarie è stato penalizzante. Si entrati in certi schemi”.
Non a caso ha vinto chi doveva vincere.
“E certo. Il sistema è ben creato, ma spesso ci sono meccanismi che possono sfuggire. La gente è del Pd, ma ragiona con la propria testa. Una dimostrazione è il fatto d’essere io arrivata terza, al di là di quei candidati che dovevano andare avanti. E’ una speranza di cambiamento, perché un candidato fuori da ogni schema comunque può partecipare e avere un risultato”.
Essendo arrivata terza, adesso tutto è in mano al Tar. Se riporta a settanta il numero di consiglieri, sarà candidata.
“Certo. Una decisione che deciderà il futuro del nostro partito e della gente del nostro territorio, in cui io credo”.
Non è che, Lucia Catanesi da donna possa essere invece sacrificata per rispettare l’alternanza di genere, maschio femmina? In regione già ci sono Enrico Panunzi e Daniela Boltrini.
“Sono concetti che non devono proprio passare. Sono state fatte le primarie e chi ha vinto, partecipa. Non sono state rispettate nemmeno a Senato e Camera. Sarebbe molto grave. Sono terza”.
Era presente all’incontro con il candidato Pd alla Regione Nicola Zingaretti a Viterbo. Come le è sembrato?
“E’ una persona di grande intelligenza e capacità e lo ha dimostrato alla provincia di Roma e alla dirigenza del Pd. Va premiata la sua coerenza nel sociale e si è messo a disposizione del partito. Ha parlato d’imprese, sanità, un sistema che abbiamo, in sofferenza”.
Ha parlato poco di Viterbo.
“Lui ha parlato in generale dei problemi, nello specifico ci andranno i suoi candidati sul territorio. Quello che è certo è che meritiamo maggiore considerazione”.
Con le primarie al Parlamento ci potranno essere fino a cinque eletti, due dei quali Fioroni e Sposetti.
“Il partito deve crescere sulla meritocrazia. Un tempo c’erano le scuole, oggi si può fare altrettanto. Due personalità del genere sul territorio vanno bene, ci deve essere anche questo, ma serve altro”.
Giuseppe Ferlicca
