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Immigrazione clandestina, sei rinvii a giudizio

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Ivo Gobbino

Ivo Gobbino

Volfango Starnini

Volfango Starnini

Hamada Ahmed Mohammed Amasha

Hamada Ahmed Mohammed Amasha

Annunziata Manzi

Annunziata Manzi

(s.m.) – Una condanna, sei rinvii a giudizio e tre patteggiamenti, tra cui quello del ristoratore Ivo Gobbino.

E’ il bilancio dell’indagine “Sfinge”, su un traffico di immigrati egiziani scoperto a Viterbo nel 2008 da Digos e Squadra mobile.

Quattordici le persone coinvolte, quattro egiziani e dieci italiani, per lo più imprenditori.

Secondo il pm Paola Conti, facevano parte di una struttura che avrebbe rilasciato permessi di soggiorno a pagamento. 7500 euro il guadagno complessivo per ogni immigrato. 6mila, stando alle indagini, venivano spartiti tra il gruppo. I restanti 1500 sarebbero finiti in tasca agli imprenditori che fornivano le richieste di assunzione. Per un giro d’affari di 300mila euro in soli quattro mesi.

Alcuni avevano già definito da tempo la loro posizione. Per gli altri dieci l’udienza preliminare si è conclusa ieri mattina, davanti al gup di Viterbo Salvatore Fanti.

Il ristoratore, Ivo Gobbino, ha patteggiato sei mesi e 20mila euro di multa con la condizionale. Patteggiamento anche per Hamada Ahmed Mohammed Ibrahim Amasha, ritenuto una delle menti del gruppo, e l’imprenditrice di Monteromano Floriana Fabriani. Sedici mesi e 40mila euro di multa per lui; quattro mesi e cinquemila euro per lei. Entrambi con la condizionale.

Rinviati a giudizio Annunziata Manzi, Sabino Leone, Silvano Cafolla, Ottaviano D’Alessio, Omar Hassan Salma Nefen e Volfango Starnini, altro presunto capo dell’organizzazione. Per loro, il processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina inizierà l’8 aprile al tribunale di Viterbo.

Condannato, infine, a due anni e 42mila euro di multa l’imprenditore Fabio Folli, processato con rito abbreviato.

Ognuno, secondo l’accusa, si sarebbe impegnato a favorire l’ingresso di clandestini egiziani nel territorio italiano. Ogni immigrato che arrivava a Viterbo per lavorare avrebbe fruttato al singolo imprenditore almeno 1500 euro.


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