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L’uomo in loden e le elezioni…

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Valerio De Nardo

– I dodici mesi trascorsi appaiono come un periodo di “grossa crisi” (avrebbe detto Quelo).

I dati economici sono davvero drammatici: l’occupazione e il reddito delle famiglie si contraggono, le imprese stentano quando non chiudono, il mercato interno è sempre più asfittico ed anche la spesa pubblica si contrae e i servizi vengono tagliati.

Tra le persone crescono sfiducia, insicurezza, rabbia e spesso anche timore del domani. Si restringe il raggio dei diritti di cittadinanza, si allarga l’area della povertà e si divaricano le differenze tra i più ricchi e tutti gli altri. Cova un risentimento sociale sempre più esplosivo.

Il governo dei tecnici è stato molto politico, in grado di esercitare la forza di un doppio mandato extraparlamentare: quello europeo e quello presidenziale.

Quest’anno ha visto l’affermazione di un nuovo modello istituzionale: le limitazioni della sovranità provenienti dall’Europa (a partire dalla umiliante lettera dell’agosto 2011 dei banchieri centrali) sono state recepite dal governo e ratificate dal parlamento troppo spesso declinandole in misure inique, ma dettate “sotto ricatto” dello spread, mentre il Quirinale ha supplito con un forte protagonismo e una qualche spregiudicatezza alla debolezza degli altri poteri dello Stato.

Non voglio negare che ci fosse una emergenza legata ai costi che la speculazione finanziaria imponeva al nostro Paese, ma il presidente Napolitano ha consentito, con un leggero innalzamento delle sopracciglia e appena qualche sospiro, decretazione d’urgenza a pie’ sospinto, controfirmando misure su ogni tipo di argomento, in contrasto con la legge fondamentale.

La più bella del mondo”, la nostra Costituzione, è stata non soltanto aggirata, ma pure modificata, senza quasi discussione, introducendo il principio del pareggio di bilancio, il quale se anche può apparire di buon senso, in effetti nasconde un restringimento di fatto dello spazio pubblico, un vincolo che John Maynard Keynes avrebbe sicuramente disapprovato.

Per questo sono lieto che la sovranità torni al popolo e non sono per niente dispiaciuto che lo si faccia con la legge elettorale vigente, sicuramente più adeguata delle fregature che si stavano predisponendo nel Parlamento più delegittimato della storia repubblicana per garantire l’ingovernabilità dopo il voto e ridare a Monti &co. la guida del Paese.

Si volevano creare le condizioni per avere nuovamente l’uomo della provvidenza in loden, colui che possa rassicurare l’Europa, i mercati, le banche. Lo si voleva e lo si vuole pur fare, dopo che più di tre milioni di cittadini hanno partecipato alle primarie del centrosinistra per due domeniche di seguito; e poi di nuovo dopo 15 giorni in Lombardia, sotto la neve, quasi duecentomila persone hanno votato per il candidato presidente della Regione; e a fine anno in oltre un milione sono andati ai seggi per scegliere i candidati al parlamento di Pd e Sel.

Per questo mi è parsa sgradevole l’attesa messianica delle decisioni di Mario Monti, candidatura sì, candidatura no. Decisione che poi è arrivata, piena di ambiguità e di timori, proponendo un cappello da mettere sopra la testa di altri piuttosto che mettere la propria faccia e il proprio nome a sigillo di una proposta politica ed elettorale. Cercheremo dunque di capire in che modo vorrà sobriamente “salire in politica”.

Il professor Monti ha una sua simpatia british, che personalmente apprezzo, ma egli è l’espressione piena dell’establishment che ha condotto alla crisi nella quale ci dibattiamo da più di quattro anni, da ben prima che gli scatoloni dei dipendenti della Lehman Brothers venissero trasportati per le vie di Manhattan. Se vorrà far misurare alle elettrici e agli elettori il suo consenso, almeno avremo un giudizio rimesso alla responsabilità di ognuno/a di noi e non al gradimento delle cancellerie e dei padroni del vapore.

Valerio De Nardo


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