![]() Il maestro Stefano Vignati |
– “La crisi c’è ma la cultura cresce”.
E’ una voce fuori dal coro quella del maestro Stefano Vignati. I tagli non si sono risparmiati e le difficoltà non mancano, ma la cultura risponde bene.
Quindi per il direttore artistico del Tuscia operafestival, la manifestazione che proprio nel 2012 è sbarcata oltreoceano, il settore deve essere sviluppato perché in grado di innescare un meccanismo che attiva contemporaneamente commercio, turismo e occupazione.
Un bilancio dell’anno culturale?
“Il bilancio è positivo – dice il maestro -, nonostante le difficoltà nazionali e mondiali. Nella Tuscia e a Roma c’è un grosso fermento culturale, anche se forse si è un po’ abbassata la portata degli eventi. E’ logico, però, specie se teniamo conto della mancanza dei fondi. Si cerca comunque di organizzare qualcosa cercando di mantenere alta la qualità”.
Il Tuscia operafestival è arrivato alla sesta edizione. Come è andata?
“Bene – afferma soddisfatto -. Abbiamo avuto un incremento di presenze del 10 per cento. Senza considerare poi la serata dedicata a Giovanni Allevi che ha attratto in piazza San Lorenzo oltre duemila persone. Nonostante la crisi, il pubblico non è mancato, anche perché abbiamo scelto di ridurre i prezzi dei biglietti, rendendoli più accessibili”.
Inserendo alcuni eventi nel cartellone del Tuscia operafestival siete riusciti a mantenere in vita anche il festival Barocco che dopo 40 anni rischiava di sparire.
“E’ stata una scommessa coraggiosa. All’inizio dell’anno ci siamo trovati di fronte al rischio che la manifestazione potesse saltare per la riduzione drastica dei fondi che ha inciso sul piano pubblicitario e sulla forza lavoro. Inserendolo nel Tuscia operafestival, invece, siamo riusciti ad ammortizzare le spese enormi e a portarlo avanti, seppur in forma ridotta”.
Come ha risposto il pubblico?
“Benissimo, anzi questo esperimento si riproporrà anche il prossimo anno. Stiamo già lavorando con il presidente della Provincia per preparare una buona edizione. A livello politico tutto è ancora in forse, ma pare ci sia la voglia di continuare. L’augurio comunque è aumentare il numero dei concerti”.
Quali saranno le novità per entrambe le manifestazioni?
“Il Tuscia operafestival si aprirà a più paesi della provincia anche se Viterbo con piazza San Lorenzo e il cortile di Palazzo di Priori resterà il nucleo della manifestazione. Inaugureremo il 6 luglio per concludere con il concerto di ferragosto. Un’anticipazione, quest’anno ci sarà Ramin Bahrami, ma fuori dal festival Barocco. Faremo qualcosa di diverso e nuovo”.
E a livello prettamente musicale?
“Il Tuscia operafestival dedicherà molto spazio a Verdi per i duecento anni dalla nascita, mentre protagonista del Barocco sarà Corelli”.
Il Tuscia operafestival è sbarcato in America. Come è andata l’esperienza e cosa ha significato per il nostro territorio?
“Credo per il territorio dovrebbe aver significato molto. Molte aziende sono uscite fuori dalle mura viterbesi. L’Italia è spesso più famosa per Roma, Venezia o Firenze, in questo modo però abbiamo reso la nostra provincia protagonista”.
Ripeterete l’esperienza?
“Ci sarà una seconda edizione sempre nella contea di Orange County a Los Angeles, anche se cambierà il periodo. Le amministrazioni californiane ci hanno chiesto di farlo a ottobre che quest’anno sarà il mese dedicato alla cultura italiana e poi c’è il Columbus day. In questo modo il festival sarà inserito in un contesto culturale più ampio”.
Come è percepita la cultura italiana oltreoceano?
“Molto bene, ci vedono ancora come maestri depositari della cultura, soprattutto lirica, anche se onestamente posso dire che in alcuni casi ci hanno superato, soprattutto per le risorse economiche più solide di certi paesi. Gli italiani però si difendono bene e ancora vengono considerati portatori dell’estetica e del bello”.
Dall’esterno organizzare un festival può sembrare una cosa semplice. In realtà cosa significa mettere in piedi una manifestazione di questo tipo. Come si fa? Quante persone sono coinvolte?
“Il prossimo anno festeggeremo venti anni nel campo organizzativo dei festival che è una macchina estremamente complessa. Appena finita la stagione del Tof, dopo pochi giorni, si inizia di nuovo a lavorare per la nuova edizione. Durante l’inverno le responsabilità più grandi sono gestite da un nucleo di cinque o sei persone che ci si dedicano a tempo pieno. In estate invece le persone si moltiplicano e diventano più di quaranta, tutte impiegate nei diversi settori per almeno tre mesi”.
La cultura quindi crea lavoro…
“Non solo, la cultura è anche in grado di incentivare commercio, benessere e turismo. Non esiste un posto al mondo senza cultura e in cui la cultura non faccia da traino a tutti questi settori. Secondo me, più che puntare sul cibo o sui prodotti tipici di un posto, visto che in Italia ce ne sono tanti, serve investire sulle unicità di un territorio. Una città come Viterbo che presenta in estate delle manifestazioni così importanti come il Tuscia operafestival, la stagione teatrale di Ferento e Caffeina, è una città straordinaria e bisogna puntare su questo per attirare gente”.
Quali sono le priorità in questo settore?
“Le poche risorse che ci sono, devono essere destinate per progetti importanti che possono portare un indotto al territorio e quindi sviluppo e posti di lavoro. Bisognerebbe razionalizzare i fondi per evitare disagi agli organizzatori e agli amministratori politici”.
A Viterbo, invece, quali sono le cose da fare subito?
“Punterei alla creazione di pacchetti che promuovano il territorio all’esterno delle mura, incoraggiando un turismo, anche internazionale, che ormai è stanco di vedere le solite città. Insisterei sulla promozione come fa la Toscana, in cui è pubblicizzato ogni singolo sasso. Creerei quindi una Viterbo più turistica, perché abbiamo delle bellezze che altre città si sognano”.
Cosa ci dobbiamo aspettare dal 2013?
“Mi auguro che le prospettive siano buone – conclude il maestro -. Siamo per ora appesi a un filo per l’incertezza del futuro politico. Noi, dal canto nostro, abbiamo sempre lavorato seriamente e vogliamo continuare così per fare sempre meglio”.
Paola Pierdomenico
