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– Sono passati esattamente due anni dall’ultima missione della brigata alpina Taurinense in Afghanistan, un turno di sei mesi che fu scandito da centinaia di operazioni sul campo per contrastare gli insorti e altrettanti interventi di assistenza alle autorità e alle comunità locali.
Le direttrici oramai consolidate della sicurezza e dello sviluppo si stanno di recente collocando nella prospettiva della transizione, termine che indica il passaggio di responsabilità agli afgani del controllo del loro Paese.
Si tratta di un processo graduale e delicato, che tiene conto delle condizioni economiche, sociali e di sicurezza dei singoli distretti di ciascuna provincia dell’Afghanistan.
Nella regione occidentale, dove opera il contingente italiano basato sulla brigata alpina Taurinense (attualmente presente con circa 1200 alpini su un totale di 3000 militari) insieme a forze spagnole, americane e lituane, la situazione è soddisfacente: le autorità afgane hanno assunto il controllo di Herat, il capoluogo della provincia principale della regione (le altre sono Farah, Ghowr e Badghis), mentre procede intensamente l’addestramento di migliaia di soldati e poliziotti locali grazie all’opera dei militari di esercito, carabinieri, guardia di finanza e aeronautica (questi ultimi seguono da vicino lo sviluppo dell’aviazione, addestrando i piloti di elicottero).
Su oltre il 70% della regione il controllo del territorio è già affidato alle forze di sicurezza afgane, articolate su esercito, polizia (suddivisa in tre distinti corpi specializzati) e guardia di frontiera, che complessivamente contano su un organico di 27mila effettivi.
Il contingente multinazionale a guida italiana comandato dal generale Dario Ranieri ha un ruolo prevalente di assistenza e formazione, pur continuando a operare direttamente sul campo in partnership con le forze afghane in quelle zone che richiedono una presenza più marcata.
Le forze sul campo sono divise in due task-force di fanteria che integrano una compagnia del genio ed elementi di altre specialità. Queste sono schierate a Shindand (Task Force Centre su base terzo reggimento alpini di Pinerolo) e Farah (Task Force South su base nono reggimento alpini dell’Aquila) mentre la base di Bakwa (Task Force South-East su base secondo reggimento alpini di Cuneo) è stata ceduta di recente all’esercito afghano. Il 32esimo reggimento genio fornisce una compagnia per ciascuna Task Force.
Gli assetti aerei sono forniti dalla task force Fenice dell’aviazione dell’esercito, che dispone di elicotteri CH47, NH90 e Mangusta, e dalla Joint Air Task Force dell’aeronautica militare che ha in linea i cacciabombardieri Amx e i velivoli da trasporto C130J e C27J, oltre agli aerei da ricognizione senza pilota ‘Predator’.
Completano il quadro i team di advisor al seguito delle unità delle forze di sicurezza afghane, forniti rispettivamente da esercito, marina, carabinieri e guardia di finanza.
Anche sul fronte della ricostruzione e dello sviluppo prosegue l’impegno nazionale (dopo la realizzazione di opere importanti come gli ospedali di Herat e il carcere femminile) con oltre 50 progetti in corso per la costruzione di strutture di base, finanziati dal ministero della difesa e condotti dal provincial reconstruction Team-Cimic detachment di Herat – l’unità militare costituita da specialisti del multinational Cimic Group di Motta di Livenza e guidata dal primo reggimento artiglieria da montagna di Fossano – che agisce in coordinamento con le autorità locali, il ministero degli Affari esteri e le altre organizzazioni internazionali presenti nella regione occidentale.
Tra le priorità del contingente italiano figura sempre l’istruzione dei giovani, come testimoniano le 81 scuole finora costruite nella provincia di Herat.
Cresce anche il numero delle iniziative di collaborazione con la società civile afghana: radio, università, imprenditori, associazioni femminili, eccetera.
