![]() Alfonso Antoniozzi |
– Domenica 6 gennaio, nella chiesa di santa Maria della Verità, l’unione musicale viterbese “Adriano Ceccarini”, ensemble vocale che il maestro di Ischia di Castro Vincenzo Rivoglia dirige dal 1978, presenterà al pubblico la “Piccola cantata di Natale”, opera sacra dedicata alla Natività e scritta per due solisti, coro, organo e piccola orchestra.
L’evento, intitolato “Arrivederci Natale” inserito nel cartellone delle iniziative “Stelle di Natale” del Comune di Viterbo, vedrà la partecipazione straordinaria e amichevole del baritono viterbese Alfonso Antoniozzi che, proprio come corista dell’Unione Musicale “Ceccarini”, ha iniziato a cantare e dato avvio a una strepitosa carriera artistica che lo ha portato ad esibirsi sui più prestigiosi palcoscenici del mondo. Con Antoniozzi, il mezzosoprano Serenella Fanelli, all’organo il maestro Ferdinando Bastianini. Dirige don Roberto Bracaccini.
La Piccola Cantata di Natale è un’opera che è già stata eseguita a Viterbo, sempre nella chiesa della Verità, nel gennaio del 1993, alla presenza dell’allora vescovo Fiorino Tagliaferri, affascinato da questa composizione del maestro Rivoglia.
Si tratta di tre laudi di anonimo del Cinquecento, scritte con un linguaggio fresco e semplice.
“Ci sono tre scene del Presepio che si susseguono in questa Cantata – spiega lo stesso maestro –: le parole sono semplici. E semplice è la musica che cerca di dare freschezza all’immagine di questo presepe, per niente tecnologico, ma molto profondo nel suo esprimersi. La prima scena rappresenta l’annuncio della nascita. Una voce interiore rivolta all’uomo dice che ‘il fanciullin che piange in vil tugurio, ignudo ed esposto al gelo, è il re del cielo’.
Nel secondo quadro viene descritto il dialogo tra anima e cielo. Infine – aggiunge il musicista e compositore ischiano – c’è il terzo quadro, che rappresenta l’adorazione. ‘I pastori si avviano al luogo della nascita, portando lieti i loro umili doni: frutti, fiori, latte, formaggi e vino. Alla luce della stella che indica loro il cammino, dal lido levantino giungono tre potenti re, a rendere omaggio al fanciullin sopra il fien colcato”.
C’è un dialogo continuo tra i solisti, il coro e l’orchestra, che è comunque sempre autonoma e che ha la funzione particolare di fare da commento all’azione. La freschezza delle immagini descritte non viene in alcun modo scalfita e ne deriva un piccolo affresco sonoro che ha un forte impatto emotivo sull’ascoltatore. Mentre la Cantata “Oppressit me dolor”, dedicata alla Madonna Addolorata, era una rappresentazione sonora del dolore puro, questa Piccola Cantata di Natale, ridotta nelle dimensioni e nelle parti, è animata da una grande scorrevolezza e da una straordinaria vivacità del linguaggio.
