– “Paolo Esposito non parla con la figlia dal 29 novembre. E’ un’inaudita crudeltà che non l’abbia sentita né a Natale né il giorno del suo compleanno”.
L’avvocato Enrico Valentini torna alla carica. Dopo mesi di stasi e silenzio sul processo Gradoli, il difensore di Paolo Esposito interviene su quella che definisce “l’ennesima cattiveria” al suo assistito.
Condannato all’ergastolo per l’omicidio della compagna Tatiana Ceoban e della figlia 13enne Elena, Esposito aspetta in cella la Cassazione, così come la sua amante-cognata Ala Ceoban, condannata prima all’ergastolo e poi a otto anni per favoreggiamento.
Oltre al carcere a vita, Esposito si è visto revocare la patria potestà sulla figlia avuta da Tatiana nel 2003. La bambina ha compiuto dieci anni pochi giorni fa. Ne aveva appena sei quando la madre e la sorella sparirono da Gradoli senza lasciare traccia. Uccise, secondo i giudici di Viterbo e Roma. Svanite nel nulla per i difensori di Esposito e Ceban, che hanno sempre puntato su ipotesi alternative.
“La bambina è a Bologna da due anni – spiega Valentini -. Esposito e i suoi genitori hanno il diritto di vederla una volta al mese e di sentirla una volta alla settimana. Ma dalla fine di novembre è impossibile parlarci e non capiamo perché. Ci sembra solo che sia stato passato il segno”.
Valentini e il suo collega Mario Rosati organizzarono una campagna di vaste proporzioni per impedire che la piccola, già in casa famiglia a Bagnoregio, fosse ulteriormente allontanata dai nonni. Ma nel settembre 2010, il tribunale dei minori trasferì la bimba a Bologna. Provvedimento successivamente confermato in Corte d’appello.
“Siamo esterrefatti – commenta Valentini -. Fermo restando che non condividevamo nemmeno l’idea di portare la bimba così lontano, stavolta la situazione ci sembra ancora più assurda e ingestibile. Gli è rimasto un incontro al mese e una telefonata alla settimana. Perché impedire anche questo, proprio a Natale? Cosa si vuole cercare di fare? Separare per sempre la bambina dal padre e dai nonni? Mi dispiace. Non lo troviamo giusto. Fino a prova contraria, restano sempre il padre e i nonni. E quest’ultimo è solo un ulteriore accanimento nei confronti di un uomo che sta ancora aspettando una sentenza definitiva”.


