![]() Andrea De Simone e Stefano Signori |
Riceviamo e pubblichiamo – Lo spread BTp-Bund continua nella sua discesa, ma la rata dei mutui no.
Per lo Stato italiano il costo del denaro è sceso notevolmente eppure, malgrado i tassi d’interesse siano ai minimi storici sui mutui europei, i mutui del Belpaese sono i più cari dell’Eurozona e non accennano a diminuire.
Il paradosso è dovuto al valore dello spread bancario, ovvero il ricarico che gli istituti di credito applicano ai tassi di base (Euribor e Irs, in questo momento ai minimi storici) per arrivare al tasso finito applicato sui prestiti alla clientela. Il valore, che serve a coprire il costo della “raccolta” bancaria e a fornire una remunerazione per il rischio che si corre nel concedere finanziamenti, nell’ultimo anno e mezzo è triplicato a causa, dicono gli istituti bancari, del rincaro incontrato dalle banche italiane nell’approvvigionamento del denaro.
All’attuale assestamento dello spread BTp-Bund a 260 punti base – contro i 575 punti registrati il 9 novembre 2011 – non è purtroppo seguito un calo significativo degli spread sui mutui, che faticano a scendere. Così, malgrado il costo della “raccolta” sia notevolmente sceso, le banche aspettano di vedere se il miglioramento delle condizioni è duraturo, appellandosi anche all’accresciuta rischiosità della clientela in una fase di recessione; nel frattempo gli italiani continuano a pagare più della media europea (4,05%) e l’uscita del nostro Paese dalla recessione sembra rallentarsi sempre più.
La situazione evidenziata penalizza maggiormente l’imprenditoria nostrana con un calo drammatico, circa il 5%, della quantità di finanziamenti alle imprese. A soffrire ancora di più l’inacessibilità ai tassi d’interesse sono le imprese artigiane, con lo stock dei finanziamenti diminuito del 7,2%, attestandosi a 53,3 miliardi.
Il tasso medio d’interesse applicato in Italia si è attestato al 4,05%, mentre la media dell’Eurozona tocca il 3,35%, il livello più basso di sempre. Con questi valori il nostro Paese si posiziona al terz’ultimo posto in Europa, peggio di noi solo Francia (4,10%) Portogallo (4,40%).
Gli imprenditori italiani, ammesso e non concesso che riescano a superare la sempre più ferrea selezione degli istituti di credito, si trovano a scontrarsi con tassi convenienti soltanto in apparenza (effetto dovuto a Euribor e Irs ai minimi): il ricarico applicato dalla banca (spread), infatti, resta alle stelle.
«Le nostre indagini – sottolinea il segretario di Confartigianato, Andrea De Simone – confermano che la situazione creditizia delle imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, rimane critica. Non bisogna abbassare la guardia. Serve uno sforzo comune per trovare soluzioni che invertano questa tendenza. Il credito è il carburante indispensabile per rimettere in moto l’economia e ridare slancio e fiducia ai nostri imprenditori».
Andrea De Simone
Segretario Confartigianato Viterbo
