– “Nessuna trappola per Giovanni Arena”. A stretto giro di posta, Giulio Marini risponde all’ex assessore ai Lavori pubblici, nel gioco delle candidature rimasto fuori dalla lista provinciale del Pdl per la Regione, nonostante fosse tra i favoriti.
Quando è saltato fuori il nome dello stesso Marini, Arena è stato scelto per il listino del presidente Storace. Nel momento in cui il sindaco si è tirato indietro, per Arena non c’è stato più spazio.
“Dopo un’attenta valutazione – spiega il primo cittadino – ho deciso di fare un passo indietro, questo perché la mia candidatura in regione era a rischio ineleggibilità. La norma prevede che i sindaci di capoluogo si dimettano il giorno prima della presentazione delle liste. Sarebbe stato rischioso, i pareri erano discordanti, anche sulla regola dei venti giorni di ripensamento. Quindi ho rinunciato. Nel frattempo Giovanni aveva firmato per il listino”.
Non si poteva tornare indietro? “E’ tutto avvenuto nel giro di una notte, Storace aveva già chiuso le candidature e non era possibile ritirare la sua”.
Arena si poteva comunque candidare anche per Viterbo, oltre che nel listino.
“L’ho proposto – continua Marini – ma il problema che mi ha manifestato il partito era che dovevamo motivare più persone possibili alle elezioni. Lui era nel listino, per la lista dovevamo prendere un’altra decisione su un altro candidato. Questa sarebbe la trappola. Nulla di più. E’ la verità”.
Altre persone stanno su entrambe le liste. “Io non lo so – precisa Marini – a me è stato detto no alla doppia candidatura. Il mio partito ha dato questa indicazione, altri non ne ho idea. Il Pdl ha deciso così. E’ stato un meccanismo che non siamo più stati in grado di controllare, avendo firmato per il listino non siamo riusciti più a sfilarlo, ho provato, ma la possibilità non mi è stata data”.
Così la scelta è caduta su Franco Simeone, decisione controversa. “Se fossi stato io il candidato o Battistoni forse avremmo avuto meno mal di pancia – dice ancora Marini – alla fine è saltato fuori un terzo nome. Il problema è stato l’azione politica collaterale a quella del partito, un problema che ha creato difficoltà”.
Il gruppo Pdl in Provincia, a cominciare dal presidente Meroi si è ammutinato, non voteranno i candidati del partito. “Non sempre si ottiene tutto – afferma Marini – io cosa dovrei dire? Sono entrato papa ed esco sacrestano. Da uscente alla Camera se mi fossi dimesso entro il 29 dicembre potevo concorrere di nuovo, invece sono sacrestano e servo comunque la messa.
Non è che se non sei papa non la puoi servire. Non lo si può sempre essere, a volte si è sacrestani, domani potrei fare il chierichetto e non succederebbe niente. Importante è che ci sia ancora la messa”.
Marcello Meroi sostiene che la liturgia sia cambiata. Il Pdl a Viterbo è inesistente, non fa sentire la sua voce, succube di Roma.
“Ricordo – spiega il sindaco – che alle provinciali il partito si è comportato allo stesso modo, ha fatto le stesse cose sulle candidature, nulla di diverso rispetto a oggi.
Abbiamo pure rischiato di non presentarle per il clima di tensione che si era venuto a creare. Ma abbiamo vinto. Posso capire che gli animi si siano scaldati, ma le candidature per le regionali 2010 come sono state fatte? Un ex Forza Italia e un ex An, quindi una donna. Il problema della selezione non è solo di Viterbo”.
