– “Mi tirava tutto quello che le capitava: i piatti, il ferro da stiro. Io potrò averle dato un paio di schiaffi. Ma solo per farla smettere”.
Parla in tono dimesso il bracciante 50enne di Vetralla accusato di sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia, lesioni e minacce alla compagna. Ieri mattina è toccato a lui raccontare in aula della sua storia turbolenta con la sua ex, parte civile al processo. “Una donna difficile – ha spiegato lui – che si arrabbiava per un nonnulla ed era sempre pronta a litigare. Bastava che le cose non andassero come diceva”.
La coppia è stata insieme per quasi un anno, tra il 2008 e il 2009. Lui giura di non averla mai picchiata. Semmai era il contrario. “Una mattina mi ha fatto trovare le valigie pronte con tutte le mie cose. Mancavano due giorni a Natale. Ho cercato di farla ragionare, ma lei mi si è scagliata contro. Le avrò dato al massimo due schiaffi, ma solo per cercare di bloccarla”.
Il pm Catia Naldi gli fa notare che la donna è arrivata al pronto soccorso con un trauma cranico. Lui dice di non saperne niente e sfodera i suoi referti medici. “Caduta accidentale”, il motivo delle lesioni. Ma solo perché non ha mai voluto denunciare la compagna, “per non peggiorare la situazione”.
Falsi, a detta dell’imputato, anche i messaggi con gli insulti, che pure risultano agli atti e dei quali il giudice Eugenio Turco ha ordinato la trascrizione.
Il bracciante smentisce anche le minacce col coltello. “Era durante una delle sue solite sfuriate – spiega -. Ha dato un calcio al box doccia e l’ha rotto. Io tagliavo il cocomero. Le ho detto di smetterla col coltello ancora in mano. Ma non era certo per minacciarla!”.
All’udienza dell’8 maggio pm, parte civile e difesa tireranno le somme. Dopodiché il giudice si ritirerà per la sentenza.
