– Ha il solito aspetto disorientato, anche se entrare e uscire dal carcere è un’abitudine per lei.
Mariola Michta entra in tribunale come se fosse la prima volta. La donna condannata e poi assolta per l’omicidio di Marcella Rizzello è tornata in aula ieri mattina. E’ il terzo arresto in tre mesi, ma non sembra importarle granché. Guarda fisso in un punto imprecisato, ma sembra non vedere nulla.
Da quando ha lasciato il carcere è peggiorata. Si presenta in tribunale in pantofole, trasandata e con due vestaglie una sopra l’altra. Qualcuno, al suo passaggio, si scansa.
La vita di espedienti che è tornata a fare le si legge tutta in faccia: pallida, scarmigliata e con gli occhi gonfi, sembra reduce da una lotta. Ha un taglio che parte dal sopracciglio e arriva fin sotto l’occhio, più tutta una serie di escoriazioni sul viso. “Mi hanno menata”, dice senza enfasi. Il suo compagno, accanto a lei, scatta come una molla. “Sono stati due balordi di Civita – aggiunge strillando nel corridoio del palazzo di giustizia -. Uno mi ha puntato contro una pistola”.
E’ straniero, come lei. I carabinieri li hanno arrestati due volte in due giorni per violazione di domicilio aggravata.
Hanno cercato di entrare in una casa disabitata, di proprietà dell’ex sindaco di Civita Castellana Massimo Giampieri. Due volte ci hanno provato e due volte sono stati beccati. Ieri hanno patteggiato quattro mesi, ma che sia finita qui, nessuno sembra crederci.
Senza casa, né lavoro, Mariola Michta non sa cosa significhi una vita normale. Arrestata il 17 maggio 2010, la condannano a diciott’anni per concorso nell’omicidio di Marcella Rizzello, la 30enne di Civita Castellana massacrata con trenta coltellate davanti alla figlia. Michta è rea confessa: conferma lei stessa di essere entrata in casa della vittima con l’allora suo compagno Giorgio De Vito (condannato in primo grado all’ergastolo e in attesa dell’appello, ndr). Il processo al suo ex porta al colpo di scena: un certificato medico attesta che Michta, la mattina dell’omicidio, è a Roma in ospedale. Per gli avvocati della famiglia Rizzello può aver fatto entrambe le cose: ucciso Marcella ed essere andata a Roma. Ma ai giudici mancano le prove. Michta viene assolta e torna libera.
Viene ospitata in un convento per un po’. Quando esce, riprende la sua vita di strada, Caritas e compagni più malandati di lei.
L’immagine di lei con le treccine e l’aspetto ordinato è un vecchio ricordo, di quando era ancora reclusa a Civitavecchia. Lo stile di vita più salubre e regolare che conosce è quello del carcere. Ma ora che è libera fare il miracolo spetta ai servizi sociali.
Stefania Moretti

