– “Esprimo grande soddisfazione per il risultato positivo ottenuto dall’ispettore Maurizio Pesci nella sua lunga battaglia legale contro il ministero della Giustizia. Adesso però mi chiedo: chi pagherà?”. Il presidente della Provincia di Viterbo, Marcello Meroi, chiede spiegazioni al ministero della Giustizia in seguito alla sentenza del Tar del Lazio che ha riconosciuto il danno per mobbing al comandante di reparto della polizia penitenziaria della casa circondariale di Viterbo, ispettore Maurizio Pesci, e ha sancito il diritto a un risarcimento di oltre 150 mila euro.
La vicenda è nota. Pesci nel 2002, quando era comandante del reparto di polizia penitenziaria della casa circondariale viterbese di Mammagialla, chiese alla direzione della struttura di installare telecamere di sicurezza all’interno dell’area del carcere comune a detenuti e personale, a seguito di già allora frequenti episodi di danneggiamenti. Dopo le rimostranze di alcune organizzazioni sindacali, però, il Dap, provveditorato regionale del Lazio, dispose la rimozione dell’ispettore Pesci dalle funzioni allora ricoperte, destinandolo ad altro impiego, e informò la Procura di Viterbo che aprì contestualmente un procedimento nei confronti del Pesci stesso per violazione della privacy. Tale procedimento non portò al riscontro oggettivo di alcun reato e per questo l’ispettore ottenne, con sentenza del Tar del Lazio, il reintegro nel suo ruolo.
“L’amministrazione penitenziaria non ha mai dato seguito a questa disposizione – continua Meroi –. Nella mia veste di parlamentare nella quattordicesima legislatura, tra il 2003 e il 2006 presentai, insieme ad altri colleghi del mio partito, al ministero della Giustizia diverse interrogazioni al riguardo, chiedendo spiegazioni sul mancato reintegro di Pesci. Allo stesso modo stigmatizzai l’ostinazione con cui certe strutture continuarono ad ignorare la sentenza del Tar, dando così luogo agli estremi per azioni giudiziarie per il reato di mobbing”. Risposte dal ministero e dal Dap, tuttavia, non arrivarono nonostante più volte i tribunali abbiano dato ragione a Pesci.
“Lunedì il Tar ha emesso la sentenza che vede riconosciuto a Pesci un danno quantificabile con oltre 150mila euro – aggiunge il presidente -. Parliamo di soldi dei cittadini, che certamente avrebbero potuto essere impiegati meglio se solo il ministero avesse usato un minimo di cautela in più. Mi chiedo perché quando prospettai un epilogo di questo genere nessun rappresentante del Dap si preoccupò di valutare con maggiore attenzione quella situazione. Ora chi è che paga per quegli errori? I cittadini – conclude – oppure qualche solerte struttura del Dap che all’epoca sbagliò comportamento e si ostinò caparbiamente a ignorare la vicenda e i suoi possibili risvolti giudiziari?”.
